info armi per tutti

Cominciamo questa rubrica dedicata alle armi alla portata di tutti (difesa e sport ) a prezzo contenuto ma efficaci per divertirsi o difendersi

Con la gamma di pistole e armi lunghe a Co2 T4E (acronimo che sta per training for engagement), Umarex ha inizialmente concepito una gamma di repliche di armi da fuoco famose (dalle pistole semiautomatiche ai fucili a pompa, alle carabine tipo M4 eccetera, Armi e Tiro ottobre 2017), principalmente come strumento per l’addestramento force on force, quindi contro avversari in carne e ossa senza che ci scappi il morto, ma secondariamente anche per l’autodifesa non letale in ambito domestico, specialmente grazie alla possibilità (in Germania) di utilizzare “pallini” con caricamento al capsicum, cioè con olio essenziale di peperoncino (urticante). Con il modello Hdr, il gruppo tedesco si è spinto decisamente oltre: l’arma rientra ancora ucialmente nella gamma T4E, ma innanzi tutto non è direttamente ispirata a un’arma da fuoco vera (sì, ha vagamente l’aspetto di un revolver di moderna generazione, ma non riproduce un preciso modello esistente), inoltre si propone primariamente per il ruolo difensivo e solo secondariamente per l’addestramento force on force, come peraltro il suo stesso nome indica senza ombra di dubbio: Hdr, infatti, sta per Home defense revolver. Di quest’arma sono state realizzate due versioni: una con potenza al di sotto dei 7,5 joule, di libera vendita nei Paesi come l’Italia nei quali vige il limite appunto dei 7,5 joule per le armi ad aria o gas compressi di modesta capacità offensiva, l’altra di potenza pari a 12 joule, per i Paesi nei quali il limite energetico delle armi ad aria o gas di libera vendita è più alto (tipicamente, 16 joule o superiore). È destinato, quindi, a essere uno strumento di autodifesa abitativa effettivamente “per tutti”. A proposito dell’autodifesa con strumenti non letali come questo, occorre prima di qualsiasi altra cosa chiarire per bene le idee, visto che una delle considerazioni che tipicamente ci sentiamo dire quando proponiamo un articolo su uno di questi strumenti è: “E già, ma se io sparo una palla di gomma a un aggressore che ha una pistola vera, quello mi ammazza”. Cosa piuttosto ovvia, in realtà, salvo il fatto che noi non ci siamo mai sognati, né mai ci sogneremmo, di consigliare l’impiego di uno strumento non letale contro un aggressore palesemente dotato di arma da fuoco. O anche non palesemente: diciamo, per semplicare, che ogni volta in cui l’aggressore sia palesemente armato o non si possa determinare con certezza di quale arma sia in possesso, l’unica risposta possibile sia l’arma da fuoco, la fuga o, potendo, entrambe; uno strumento di questo genere, però, può comunque risultare utile (sottolineiamo “può”, non “deve”) in tutti quei casi nei quali l’eventuale intruso tra le mura domestiche sia palesemente disarmato oppure munito di uno strumento contundente o comunque di circostanza; in tal caso, una risposta non letale può risultare (ancora, per i duri d’orecchie: “può risultare”, non “sicuramente risulterà”…) ecacemente dissuasiva senza richiedere un contatto sico diretto con l’aggressore e, anche, senza comportare le inevitabili implicazioni legate all’arma da fuoco (specialmente se “l’altro” la pistola non l’aveva). L’ideale sarebbe poter avere in casa entrambe le cose, cioè la pistola a fuoco e l’Hdr, in modo da modulare la risposta più appropriata in funzione del tipo di minaccia. Fermo sempre restando che, nel dubbio, meglio sempre (e ci mancherebbe altro) utilizzare lo strumento più potente tra quelli a disposizione.

COME È FATTO

L’Hdr si presenta con le fattezze generali di un revolver di medie dimensioni, quali per esempio potrebbero essere quelle di un .357 magnum con canna di 4 pollici. La canna è, in effetti, appena più lunga, misura 110 mm, la lunghezza totale è invece di 260 mm. L’alimentazione è fornita da un caricatore a tamburo della capacità di 6 “pallini” calibro .50, che possono essere in gomma dura, oppure capsule contenenti inchiostro marcante (per le esercitazioni), oppure palle in gesso compresso (sempre per le esercitazioni). I “pallini” si introducono semplicemente a pressione negli alveoli, badando a che non sporgano né dalla parte posteriore, né dalla parte anteriore. Il tamburo è vincolato all’arma grazie a un asse centrale che può essere fatto scorrere in avanti azionando il nottolino presente sul lato sinistro, sotto la canna. Per togliere il tamburo, si fa scorrere in avanti il nottolino e poi lo si spinge verso l’alto, bloccandolo in posizione, quindi si spinge delicatamente il tamburo da un lato o dall’altro facendolo uscire dalla propria sede. Ovviamente il tamburo ha un verso di inserimento, la dentiera di rotazione deve essere rivolta verso il tiratore. Per inserire il tamburo nuovo, rifornito, lo si spinge banalmente nella sua sede e poi si fa scattare il nottolino (spinto da una apposita molla) all’indietro. Il sistema di scatto è devoluto alla massima prontezza d’uso: non c’è cane esterno, lo scatto è in sola Doppia azione, con un peso di sgancio non troppo pesante rispetto a un’arma da fuoco, circa 3.000 grammi, il che consente tutto sommato di effettuare un ecace tiro mirato anche con una sola mano, senza strappare. Sempre in ossequio alla massima prontezza di impiego, non sono previste sicure manuali, è presente solo una sicura automatica costituita da una levetta fulcrata al grilletto (tipo Glock, per intenderci), che impedisce qualsiasi movimento involontario alla leva di sparo.

IL GAS È "SMART"

La propulsione dei “pallini” è adata a una classica bomboletta di Co2 tipo selz usa e getta da 12 grammi. Se, però, la “cartuccia” di gas è del tutto consueta per questo tipo di armi, il modo di utilizzarla è completamente nuovo e concepito proprio per garantire la massima ecienza nel tempo. Il problema delle armi funzionanti a Co2 con bombolette tipo selz è noto: è pressoché impossibile attivare una bomboletta e poi essere sicuri che il gas sia rimasto perfettamente integro dentro il meccanismo dopo alcuni giorni o, perché no, alcuni mesi. Le guarnizioni possono rompersi o, comunque, possono vericarsi perdite anche inavvertibili sul momento dal tiratore che, però, possono scaricare la bombola nel tempo. Risultato, quando alla ne l’arma viene impugnata per esigenze difensive, si preme il grilletto e non succede niente. Proprio per evitare questo, i tecnici Umarex hanno avuto un’idea geniale: la bomboletta trova posto all’interno dell’impugnatura, come nella stragrande maggioranza delle repliche per il tiro ludico del catalogo Umarex stesso, in 4,5 mm: l’unica differenza è che l’ugello della bomboletta deve essere rivolto verso il basso. Si avvita quindi il tappo-valvola inferiore, stringendolo per bene con la chiave Allen fornita in dotazione. L’arma adesso è pronta al fuoco, ma non può sparare perché la bombola non è attiva. Si attiva soltanto dando un colpo secco con il palmo della mano sul tappo-valvola. A quel punto sarà possibile utilizzare l’arma e ricaricarla, no al completo esaurimento del gas. Il vantaggio di questo sistema è intuitivo: l’arma può essere lasciata in un cassetto per mesi, completamente inerte, per essere poi pronta all’uso in un istante, impugnandola e dando il fatidico colpetto sulla valvola. Per capire se la valvola sia già stata colpita oppure no, nella parte superiore del dorso dell’impugnatura è presente un indicatore che protrude solo quando la bomboletta è attiva, altrimenti resta rasente la supercie del telaio. L’indicatore è cromato e, per buona misura, ha anche un sottile anello di colore rosso. Per quanto riguarda le mire, sono a basso prolo, realizzate direttamente nel polimero del guscio esterno dell’arma, il mirino è a lama, la tacca di mira ricorda vagamente una sorta di Novak. Sono entrambi del tutto ssi e sprovvisti di qualsivoglia riferimento colorato per agevolare il tiro istintivo.

LA NOSTRA PROVA

Il distributore Bignami ci ha fornito una provvista di pallini in gomma e di pallini macchianti con inchiostro lavabile verde: questi ultimi possono essere utili per “prendere la mano” con l’arma alle varie distanze su bersagli cartacei o improvvisati, non sono però a nostro avviso idonei per la difesa personale perché l’involucro polimerico contenente l’inchiostro è (ovviamente) sottile e non consente di cedere granché energia. Una volta appurato ciò, ci siamo dedicati specicamente ai proiettili in gomma. La velocità del “pallino” è appena al di sotto dei 100 metri al secondo, il che si traduce in una energia cinetica di circa 5 joule. È un peccato che non si sia voluto “osare” di più spingendosi marcatamente sul limite dei 7,5 joule (almeno il limite dei 7, eccheddiamine…). Per quanto riguarda l’autonomia, abbiamo rilevato ogni primo colpo dei vari tamburi che abbiamo sgranato uno dietro l’altro, riscontrando un abbassamento delle prestazioni solo in corrispondenza del primo colpo dell’ottavo tamburo, cioè in corrispondenza del 43° colpo. Per lo scopo previsto dall’arma, ce n’è più che a sucienza. A 5 metri siamo riusciti a piazzare tre colpi praticamente in un solo foro, a 10 metri il raggruppamento dei 6 colpi è risultato contenuto in un diametro di 100 millimetri, più che suciente per l’impiego operativo. La gestibilità allo sparo è assoluta e l’ergonomia è notevole, così come il grip offerto dalla supercie dell’impugnatura. Restava da sciogliere l’interrogativo più importante: l’ecacia terminale. Per avere un ragguaglio relativamente a ciò, abbiamo inizialmente testato l’impatto delle palle in gomma su alcune tavole di compensato di 10 mm di spessore, ottenendo un riscontro abbastanza poco signicativo in termini di deformazione del legno, sulla distanza di 10 e di 5 metri; abbiamo, quindi, provato a colpire alcuni bersagli metallici sulla distanza di soli 2 metri: in particolare, una scatola di pallini per l’aria compressa in lamiera e un bossolo in ottone calibro .300 Winchester magnum, ottenendo in entrambi i casi una deformazione molto evidente del materiale. In particolare con la scatoletta di pallini, l’avvallamento è risultato profondo 6 mm. Ma alla ne, tutto questo vuol dire un po’ tutto e un po’ niente. Su un eventuale ladro, “dissuade” o no? Alcuni dei nostri lettori, in occasione di altri test su proiettili less than lethal, hanno suggerito di eseguire queste prove sulla gelatina balistica: è un materiale, però, che a nostro avviso è decisamente idoneo a dimostrare il processo di espansione di un proiettile convenzionale, non altrettanto idoneo a evidenziare la maggiore o minore ecacia di un proiettile in gomma. Quindi non restava che trovare un candidato in carne e ossa… e l’abbiamo trovato: posto di spalle alla distanza di 10 metri, gli abbiamo tirato un primo colpo mirando al giaccone di pelle che indossava. Il giaccone, piuttosto abbondante, ha ammortizzato l’impatto del pallettone in gomma e il contatto sulla pelle è stato appena avvertibile. Nella prova successiva il nostro candidato-kamikaze ha tolto il giaccone, restando in t-shirt e in tal caso… l’impatto ha avuto un effetto eclatante! La nostra “vittima sacricale” ha sobbalzato in modo evidente e incontrollabile al colpo, lamentando immediatamente un forte dolore, confermato dalla formazione di una immediata ecchimosi circolare violacea e rilevata sulla pelle della schiena. Considerando che dicilmente nelle moderne abitazioni delle nostre città si può disporre di una distanza utile di tiro di 10 metri, e che invece la distanza è più facile che sia inferiore ai 5 metri, se si spara per esempio alle gambe (dicilmente “imbottite” dagli abiti altrettanto ecacemente del torso), possiamo affermare con una certa cognizione di causa che l’effetto dissuasivo potrà essere convincente. Sempre, ripetiamo, se le circostanze individuali dell’aggressore lo consentano, cioè nel caso in cui l’aggressore medesimo non risulti palesemente armato con “roba più grossa”. 

SCHEDA TECNICA

Produttore: Umarex, umarex.de Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, bignami.it Modello: Hdr 50 Tipo: revolver a gas compresso Calibro: .50 (12,7 mm) Funzionamento: a Co2 con bombola di 12 grammi usa e getta Alimentazione: tamburo intercambiabile Numero colpi: 6 Scatto: sola Doppia azione Sicura: automatica sul grilletto, automatica che impedisce l’alimentazione della bomboletta se non colpita; indicatore visivo e tattile di bombola collegata Mire: mirino e tacca di mira ssi Canna: 110 mm Lunghezza totale: 260 mm Spessore: 43 mm Altezza: 165 mm Materiali: corpo esterno in polimero, canna in alluminio, meccanismo di sparo in ottone e acciaio Finitura: nera opaca antiriesso Peso: 690 g Numero di conformità: 852 Accessori: caricatore di ricambio, 6,94 euro Prezzo: 103 euro, Iva inclusa

 Fonte esterna

IL BI-CANNONE!

 


Dopo il revolver Hdr, Umarex propone per la difesa abitativa non letale il “doppiettone”: l’effetto
deterrente è assicurato, buona la potenza della palla singola, un po’ meno il doppio colpo

 

All’inizio erano principalmente strumenti per l’addestramento force on force, con
possibilità di impiego nella difesa abitativa non letale solo secondarie. Parliamo
delle repliche della serie T4E (acronimo che signi􀂦ca training for engagement) di
Umarex, concepite per sparare proiettili in gomma o in gesso frangibile o in plastica
con “ripieno” di inchiostro macchiante. Poi, con la presentazione del revolver Hdr 50
all’Iwa 2018 (la prova, anche su “cavia umana”, è stata pubblicata su Armi e Tiro di
dicembre 2018), è cambiato tutto: in questo caso la destinazione d’uso primaria è
diventata la difesa abitativa (Hdr signi􀂦ca infatti Home defense revolver), non solo
in virtù del calibro utilizzato (.50, cioè 12,7 mm, superiore rispetto al .43 utilizzato
dalle pistole T4E originarie), ma anche grazie a una intelligente organizzazione
della valvola del gas Co2 utilizzato per la propulsione, che consente di tenere
inattiva la bomboletta usa e getta tipo selz 􀂦no a un istante prima dell’impiego,
mantenendo al contempo la massima prontezza d’uso. L’arma (se così possiamo
chiamarla, viste le sue peculiari caratteristiche e visto il fatto che è di libera
vendita) è giunta in Italia con potenza inferiore ai 7,5 joule sul 􀂦nire del 2018 ed è
andata, 􀂦no a questo momento, letteralmente a ruba.
Al salone di Norimberga del 2019, Umarex ha deciso di “rilanciare” la propria stessa
s􀂦da, proponendo un’altra arma speci􀂦ca per l’home defense in calibro ancor più
grosso. Si tratta del “doppiettone” Hds, l’acronimo in questo caso sta per Home
defense shotgun.
L’uso pratico di questi strumenti non letali di autodifesa stuzzica come poche altre
cose i commenti sui social: e uno dei commenti che si legge più spesso è “seee…
col cavolo che sparo uno di quei proiettili di gomma contro uno che ha la pistola
vera”… O anche “seee… andare contro una pistola vera con uno di quei cosi è un
suicidio”. Resterebbe solo il piccolo dettaglio che nessuno ha mai suggerito di
impiegare uno di questi strumenti per difendersi da un intruso palesemente munito
di arma da fuoco! L’unica difesa contro un soggetto munito di arma da fuoco può
essere solo un’altra arma da fuoco. Esistono, tuttavia, una serie di situazioni nelle
quali può essere vantaggioso avere a disposizione uno di questi strumenti, come
l’Hdr o l’Hds: quando il soggetto intruso, per esempio, è a mani nude o è armato di
coltello o di uno strumento di circostanza, “proiettare” questi proiettili di gomma
può avere innanzi tutto lo scopo di reagire all’intrusione senza la necessità di
entrare in contatto 􀂦sico con l’aggressore, cosa che per esempio sarebbe
necessaria nel caso in cui si abbia a disposizione per esempio uno storditore
elettrico, un coltello, una mazza da baseball, quello che vi pare. Rispetto ai proiettili
non letali previsti per il calibro 12 (altro ritornello da social: “seee… allora a questo
punto uso direttamente il 12”), c’è da considerare il dettaglio non secondario che
questi “proiettori” sono di libera vendita e sono “sempre” non letali, qualsiasi sia la
distanza di ingaggio, laddove invece molti prodotti per il calibro 12 de􀂦niti non
letali, in realtà possono risultare letali se sparati a breve distanza. Questo
ovviamente non perché ci importi in modo particolare dell’intruso, quanto piuttosto
perché se l’intruso muore e si scopre che non era palesemente armato, la questione
processuale si preannuncia tutta in salita (anche dopo la riforma di Salvini,
􀂦datevi). Per contro, tra i dispositivi di difesa di libera vendita attualmente
disponibili in Italia, non sono poi molti quelli che consentono da un lato di colpire
l’intruso senza dover arrivare al contatto 􀂦sico e dall’altra di evitare conseguenze
anche per il padrone di casa. Cosa, per esempio, tutt’altro che scontata quando si
decide di utilizzare indoor lo spray al capsicum… magari ricordandosi un
microsecondo dopo che era accesa l’aria condizionata in modalià bora di Trieste!


COME È FATTO


L’arma utilizza gli stessi “pallini” (il termine in sé è ridicolo, viste le dimensioni, ma
questo sono) calibro .68 del fucile a pompa T4E già presente nel catalogo Umarex.
Due le versioni commercializzate, come anche per l’Hdr 50: una sotto i 7,5 joule, per
i Paesi come l’Italia nei quali è tale il limite di energia cinetica che fa da con􀂦ne tra
la libera vendita e la necessità di porto d’armi, l’altra sotto i 16 joule, per gli altri
Paesi (anche europei) nei quali il limite energetico per la libera vendita è più elevato
o non sussiste del tutto. La struttura meccanica è estremamente semplice e
prevede due canne basculanti ad anima liscia, che scattano in apertura tirando a sé
un nottolino posto al di sotto dell’arma, più o meno al centro dell’astina (come
fosse il comando di sgancio a pompa dell’asta di un fucile da caccia calibro 12
“vero”). Si introduce quindi una palla in gomma entro ciascuna culatta e si abbassa
il complesso delle canne, facendolo scattare nuovamente in chiusura. Quella che
nelle normali doppiette è la chiave di apertura, posta sul dorso, in quest’arma è
invece il selettore delle canne, che ha tre posizioni: ruotato su un lato o dall’altro fa
sparare la singola canna selezionata, mentre in posizione centrale fa sparare
entrambe le canne simultaneamente. Per l’alimentazione della bomboletta del gas,
si rimuove tramite la chiave Allen in dotazione il tappo sulla coccia
dell’impugnatura, si introduce la bomboletta tipo selz di Co2 da 12 grammi usa e
getta e si riavvita il tappo, serrandolo per bene con la chiave. A quel punto… l’Hds è
ancora del tutto inutilizzabile, in quanto la bomboletta è ancora sigillata. Ed è
previsto che sia così, perché in tal modo l’arma può rimanere carica ma nello
stesso tempo al sicuro da eventuali micro-s􀂦ati di gas, per giorni, settimane o mesi,
garantendo che la bomboletta sia, ma soprattutto resti, sempre a pieno carico. Per
attivare la bomboletta è su􀂨ciente, come già con l’Hdr, dare un colpetto con il
palmo della mano sul tappo-valvola, quest’ultimo fora il diaframma della bombola e
la “accende”. Questa condizione è segnalata dalla protrusione di un cilindretto sul
dorso della doppietta, alle spalle della leva del selettore. Se il cilindretto risulta a
􀂦lo della super􀂦cie del dorso, signi􀂦ca che la bombola non è attiva.


MIRE, SICURA E SCATTO


L’arma in sé risulta estremamente basica, come se fosse un vero fucile a canne
mozze. Quindi, diversamente dall’Hdr, che ha una vera dotazione (seppur
striminzita) di tacca di mira e mirino, in questo caso a “guidare” il tiratore c’è solo
una bindella 􀂦nemente rigata tra le due canne, e nient’altro. Vero è che sotto
l’astina, nella parte anteriore, è presente uno spezzone di Picatinny che consente
eventualmente il 􀂦ssaggio di un puntatore laser, ma viste le distanze di ingaggio il
consiglio è, qualora proprio si dovesse appiccicare qualcosa su questa benedetta
Picatinny, di piazzarci una bella torcia con molti lumen di potenza, che è in grado di
disturbare un eventuale visitatore notturno non invitato molto di più di qualsiasi
altra cosa. Anche la dotazione di sicure è ridotta al minimo, nel senso che non sono
previsti comandi manuali, l’unica sicura è quella automatica sul grilletto, che
impedisce movimenti alla leva di sparo se non si veri􀂦ca una pressione intenzionale
sulla parte centrale. Lo scatto è in sola Doppia azione, con una corsa un po’
particolare nel senso che è contenuta quasi come una Singola ma presenta un
indurimento 􀂦nale prima dello sgancio che può far ritenere, sulle prime, che si sia
lasciata inserita una sicura manuale. Solo che… non c’è! Quindi insistendo con
decisione, si ottiene la partenza del “pallone”.


LA PROVA DI TIRO


La prova di sparo, svoltasi durante la hausmesse dell’importatore Bignami di Ora
(Bz) è stata piuttosto frettolosa, purtroppo, ma ci ha comunque consentito di
comprendere gli aspetti fondamentali di quest’arma. Nulla da segnalare sulla
procedura di caricamento della bomboletta, è identica a quella dell’Hdr e molto
a􀂨dabile. Per il bersaglio (un paglione sintetico da arcieria con sopra un bersaglio
di carta sempre per il tiro con l’arco) avevamo a disposizione i “pallini” Black ball in
gomma nera, con un peso dichiarato di 3,7 grammi (3,8 secondo altre fonti).
Puntando al centro del bersaglio la linea ideale della bindella tra le canne, abbiamo
riscontrato alla distanza di 5 metri una precisione decisamente valida, con due
serie di colpi distanti tra loro circa 70 millimetri. Lo sparo della canna singola è
decisamente secco e altrettanto lo è l’impatto sulle super􀂦ci, la palla si schiaccia e
rimbalza ma, comunque, ha ceduto praticamente tutta la propria energia sul
bersaglio, quindi anche nel caso in cui arrivasse addosso non fa male al tiratore.
Purtroppo lo scatto non è “monogrillo selettivo”, nel senso che l’orientamento del
selettore dorsale su un lato o sull’altro non comporta la scelta della “prima canna”,
bensì comporta lo sparo solo di quella canna. Quindi per sparare la seconda canna
occorre ruotare manualmente il selettore sull’altro lato. Niente di trascendentale,
l’operazione si esegue in un istante, specialmente se l’arma è brandita con
entrambe le mani (una sull’impugnatura, l’altra sull’astina). Con la modalità “colpo
singolo”, la velocità alla bocca sviluppata è poco inferiore ai 60 metri al secondo, il
che fornisce una energia di circa 6 joule: una bella botta di dissuasione,
considerando che il revolver Hdr fa fatica a superare i 5 joule. Diversamente dalla
volta precedente, cioè dal collaudo dell’Hdr, e in modo del tutto inspiegabile non
siamo riusciti a trovare volontari per una prova su “cavia umana” tra gli armieri che
erano in visita alla hausmesse Bignami, quindi l’indicazione che abbiamo ottenuto è
necessariamente di tipo indiretto. Sta di fatto che se già con l’Hdr i risultati sulla
pelle del nostro malcapitato volontario sono stati decisamente eclatanti, con un
joule in più di energia e un diametro della sfera in gomma di circa 5 millimetri
superiore, l’effetto persuasivo e dissuasivo può essere soltanto più e􀂨cace. O no?
Per non parlare della deterrenza svolta dalle due volate cavernose spianate…
Siamo, per contro, rimasti un po’ delusi dalla modalità “doppio colpo”: purtroppo la
valvola è unica e, dovendola “splittare” su entrambe le culatte, le due palle vengono
sì sparate simultaneamente, ma con una velocità decisamente inferiore rispetto
alla palla singola. Il problema è che l’energia cinetica dipende sia dalla massa, sia
dal quadrato della velocità, quindi il calo in termini assoluti della velocità “pesa” sul
risultato 􀂦nale dell’energia cinetica molto di più di quanto potrebbe farlo la massa.
Risultato, meno di 3 joule di energia per singola palla, che considerando che ne
vengono sparate due fa comunque un totale di 6 joule, ma sul bersaglio manifesta
effetti meno eclatanti. Sul nostro paglione, per esempio, lo schiocco delle due palle
giunte in simultanea è risultato molto più ovattato ma, soprattutto, le due palle non
sono riuscite a forare la carta del bersaglio, cosa che invece le palle sparate
singolarmente erano riuscite a fare senza alcuna di􀂨coltà. Ovviamente, è più
di􀂨cile per un proiettile a bassa velocità forare la carta se quest’ultima è posta su
un supporto rigido nel quale il proiettile non riesce a penetrare, ma il riscontro è
stato del tutto analogo anche sparando su un paio di scatole di cartone da
imballaggio impilate: con il “doppio colpo” le due sfere di gomma si sono fermate
sul lato anteriore, mentre a colpo singolo la palla ha attraversato il lato anteriore e
anche quello posteriore, trapassandola quindi da parte a parte. Per quanto riguarda
la gestione della modalità di fuoco a colpo singolo, il suggerimento è quello di
partire con la canna destra, in questo modo la coda del selettore si trova ruotata
verso sinistra e, quindi, risulta più facile ruotarla con il pollice della mano destra per
passare alla seconda canna. L’operazione inversa, pur sempre ovviamente possibile,
è meno istintiva. Ovviamente se il tiratore è mancino, varrà esattamente il contrario.

SCHEDA TECNICA
Produttore: Umarex, umarex.de
Distributore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (Bz), tel. 0471.80.30.00, fax
0471.81.08.99, bignami.it
Modello: Hds
Tipo: doppietta non letale
Calibro: .68
Funzionamento: mediante bombolette di Co2 usa e geta di 12 grammi
Alimentazione: a caricamento successivo
Numero colpi: 2
Canne: ad anima liscia, lunghe 190 mm
Lunghezza totale: 490 mm
Scatto: Doppia azione
Sicura: automatica sul grilletto
Mire: assenti
Materiali: polimero, interno in ottone e zama
Finiture: polimero nero opaco
Peso: 1.700 grammi circa
Prezzo: 189 euro, Iva inclusa

 Fonte esterna

 

Continuamo con i calibri piu piccoli testate da noi 

 Weihrauch .22

 

 

Più o meno alla fine degli anni ‘60 del secolo scorso si affacciarono sul mercato civile alcuni costruttori che proponevano revolver dal prezzo molto popolare, realizzati in lega leggera e camerati per cartucce a “bassa intensità”, come 22 Long Rifle e 38 Special. Tra questi prodotti si facevano notare i prodotti di un’azienda tedesca, denominati Arminius in onore del capotribù germanico che nel 9 d.C. sconfisse le legioni romane nella foresta di Teutoburgo. Nonostante il nome altisonante di questo antico eroe i revolver tedeschi erano veramente economici e, di conseguenza, un po’ grossolani. Il telaio e il fodero della canna (una caratteristica ripresa da poco dalla stessa Smith & Wesson ma allora una vera stranezza) erano realizzati non in acciaio ma in una lega di zinco riconducibile alla famiglia delle Zame, un metallo dalle caratteristiche minimali che poteva essere gettato e lavorato con facilità e che reggeva lo stress dello sparo solo grazie a un’attenta progettazione e alla sovrabbondanza delle sezioni. Di questi revolver ne giravano parecchi anni orsono, grazie soprattutto alla loro economicità e al fatto che, tutto sommato, in .22 LR erano discreti e svolgevano il loro lavoro con onestà, caratteristiche che ne decretarono una buona diffusione presso i poligoni come armi “di pubblica utilità”. Poi, per anni, di questi revolver non ne abbiamo più sentito parlare, forse
perché 

i gusti del pubblico italiano erano stati contagiati dalla febbre delle semiautomatiche e perché poi nel settore delle armi a rotazione erano arrivate nuove e più appetibili alternative ai prodotti statunitensi, ancora meno costose di questi voluminosi prodotti tedeschi e dalla linea più classica. Però, a parte la rarefazione sul mercato nazionale, pare che la produzione degli Arminius non sia mai stata interrotta e, anzi, pare che questi economici prodotti siano riusciti a riscuotere un certo successo negli Stati Uniti dove sono stati e vengono tuttora distribuiti dalla EAA, European American Armory Corporation.
DuE REALTà soTTo Lo sTEsso TETTo WEiHRAucH Nelle proposte attuali della EAA sono presenti solo alcuni degli allestimenti dei revolver Arminius, ed in particolare le repliche di Single Action e la serie commercializzata come “Windicator”, armi ad azione mista in calibro .38 Special e .357 Magnum disponibili con varie lunghezze di canna e varie finiture: inutile dire che quelle camerate magnum hanno il telaio in acciaio e non certo in lega più o meno leggera. Quanto
sopra per rimarcare come Arminius non sia un marchio sconosciuto e nato da un giorno all’altro ma al contrario sia presente sul mercato da tempo e si sia fatto conoscere grazie a prodotti economici ma ben funzionanti, anche se, rimarchiamo, caratterizzati da una linea molto teutonica. A proposito, Arminius è proprio un marchio di fabbrica ed è inutile cercare un produttore con questo nome: la fabbrica da cui escono queste armi è la Hermann Weihrauch Revolver, come evidenziato dalla sigla HW che accompagna le sigle dei vari modelli. Il nome Weihrauch è ben conosciuto dagli appassionati dell’aria compressa ma in effetti il nome completo è Weihrauch & Weihrauch Sport, ad indicare che esistono due realtà distinte all’interno della società, ognuna con un proprio sito web (www. weihrauch-sport.de e www.hermannweihrauch-revolver.de) e con linee di prodotti ben distinte: da una parte l’aria compressa e le pistole a salve (quasi tutte su base Arminius, ovviamente), dall’altra i revolver a cartuccia metallica. Di questi ultimi sono stati catalogati in Italia vari modelli, sia quelli ricadenti nei vecchi tipi, caratterizzati da numeri di catalogo molto bassi, dal 62 al 75, la cui marca risulta proprio “Arminius”, sia quelli più recenti, indicati sotto il nome del costruttore Weihrauch e ai quali appartiene l’arma di cui intendiamo parlarvi e che porta il numero di catalogo 12.556 . 

Si tratta di un piccolo revolver che abbandona i canoni tradizionali delle armi Arminius per ricalcare, o cercare almeno di ricordare esteticamente, lo Smith & Wesson 36 o Chief Special, il revolver più diffuso in assoluto tra quelli tascabili: la proposta Weihrauch, denominata HW 22, è camerata per il sempreverde 22 Long Rifle e utilizza un tamburo a otto colpi. Ovviamente, date le caratteristiche, tra cui la canna inferiore ai 2” e la struttura degli organi di mira, il piccolo revolver non è classificato sportivo ma ricade tra le comuni. Iniziamo a descrivere la meccanica di questa piccola arma. Il funzionamento è ad azione mista e le componenti sono realizzate con ampio ricorso a lamiere tranciate e microfusioni, senza alcun aggiustaggio apparente: il castello, per esempio, risulta gettato in una qualche lega leggera e, al suo interno, sono realizzati di fusione i supporti dei meccanismi mentre la piastra laterale che chiude l’accesso alla meccanica lascia fughe ben visibili. Interessante, comunque, il ricorso a un sistema di sicurezza dotato di transfer bar che impedisce lo sparo se il grilletto non è premuto a fondo, mentre suscita qualche perplessità il ricorso a semplici lamierini per componenti fondamentali quali il fermo del tamburo e l’impiego di una semplice molla a filo, veramente poco potente, per spingere in avanti il braccetto che fa ruotare il tamburo. Altra caratteristica da considerare è
l’esiguità delle otto sporgenze – realizzate sulla stella di rotazione del tamburo – su cui il braccetto deve agire; il rischio di usura non è trascurabile, anche se l’arma in oggetto non è stata progettata per un uso intenso, così come d’altronde sono un po’ tutte le snub. Lo scatto, pur non “da gara”, è accettabile: discreto in singola azione e non troppo duro in doppia, anche se
viziato da qualche attrito; il grilletto, in acciaio, è abbastanza sottile e lo sforzo in doppia sembra maggiore di quanto non sia in realtà; in particolare, la forma della parte superiore ha un netto spigolo che rischia di risultare fastidiosa al dito che spara.

SCHEDA TECNICA

 

Weihraucharminius hW22 cal. .22 lr Costruttore : Hermann Weihrauch Revolver GmbH, Germani, www.hermann-weihrauch-revolver.de Esemplare importato da: Bignami Spa, tel. 0471 803.000, www.bignami.it Modello: HW22 Tipo: pistola a rotazione Calibro: .22 Long Rifle Canna: 1,8” – 46 mm Sistema di percussione: indiretto su percussore spinato al fusto Alimentazione: tamburo da 8 colpi Congegno di scatto: azione mista, Doppia e Singola Estrattore -espulsore: manuale Mire: tacca ricavata sul lato superiore del castello, mirino di pezzo con la canna Congegni di sicurezza: transfer bar: leva di sicurezza contro spari accidentali che si interpone tra cane e percussore Impugnatura: fornita con guancette in materiale sintetico, fissate separatamente al fusto con una vite Peso: 550 g scarica Lunghezza: 158 mm Materiali: acciaio per tamburo e canna, lega leggera per il fusto Finitura: verniciatura nera per il fusto, brunitura semilucida per il tamburo

fonte esterna

 

SIG Sauer Government in .22 Long Rifle

I l marchio SIG Sauer è stato praticamente sinonimo di pistola semiautomatica di grosso calibro destinata soprattutto alla difesa e all’uso di servizio per molti anni; questo luogo comune cominciò a vacillare con l’arrivo del modello Mosquito calibro .22 Long Rifle, una semiautomatica di fascia economica che si caratterizzava indubbiamente per l’intelligenza delle soluzioni tecniche adottate e per le buone prestazioni. Dopo la Mosquito, è ora la volta di un’altra SIG Sauer in .22 LR che, sull’onda del costante successo della Government, si chiama 1911-22 e ricalca l’impostazione e il modo d’uso della più famosa pistola semiautomatica americana di tutti i tempi. L’interpretazione data dalla SIG Sauer tiene conto dell’evoluzione della 1911 e, anziché rifarsi alle versioni storiche, è proposta in un allestimento moderno che implementa molti particolari apportati dallo sviluppo che ha caratterizzato la 1911. Inoltre è venduta in tre diverse colorazioni a scelta: la classica nera (in questo caso monta guancette Custom griffate SIG Sauer) oppure le esteticamente più accattivanti versioni Olive Drab e Sand, che adottano invece guancette di palissandro con monogramma U.S. Per inciso, bisogna ricordare che la SIG Sauer costruisce ormai da anni negli Stati Uniti una linea completa di pistole tipo 1911 di grosso calibro e il modello in .22 costituisce pertanto l’ideale completamento della gamma. Dal punto di vista meccanico, la SIG Sauer 1911-22 si caratterizza per il fusto di lega di alluminio con un sistema di fissaggio della canna particolarmente solido e duraturo, costituito da uno zoccolo sottostante la camera di cartuccia che reca tre fori attraverso i quali passano il perno della leva hold open, un secondo perno e una vite. Il carrello è di lega di alluminio, lavorato con eccellenti risultati tanto sul piano estetico quanto su quello delle rifiniture; all’interno del carrello è alloggiato il blocchetto otturatore, di acciaio macchinato tale da garantire adeguata resistenza alle sollecitazioni e all’usura. A fronte della modesta potenza della cartuccia calibro .22 LR, la 1911-22 funziona con un semplice sistema di chiusura labile che sfrutta la massa del carrello-otturatore e la resistenza che la molla del cane oppone all’apertura di quest’ultimo. Questa copia della Government si usa come l’originale (per esempio i meccanismi di sicurezza sono uguali ed è anche stato previsto il blocco automatico del percussore a grilletto non premuto) e alcune parti sono intercambiabili. Lo smontaggio è analogo a quello della 1911, salvo per quanto riguarda il più complesso sistema di fissaggio della canna. La componentistica è particolarmente curata poiché prevede le doppie leve ambidestre della sicura manuale, una sicura dorsale ‘a coda di castoro’ ma più corta del solito e rivolta verso l’alto, il cane con la cresta arrotondata e il grilletto lungo con vite di regolazione della retrocorsa. Le mire permettono la correzione del tiro in quanto il mirino è fornito complessivamente in tre esemplari di altezze diverse e può essere sostituito senza difficoltà allentando una piccola vite, mentre la tacca di mira, a profilo ribassato, può essere spostata a destra o a sinistra sempre allentando un’altra vite.La prova Sembrerebbe la solita Government ma già dall’arretramento manuale del carrello si capisce subito di avere per le mani un’arma di piccolo calibro; tuttavia l’esteso impiego del metallo nella costruzione della SIG Sauer 1911-22 minimizza la differenza di peso e maneggevolezza rispetto all’originale. Quanto al modo di impiego, poi, tutto corrisponde: i comandi sono gli stessi e funzionano allo stesso modo. Anche la sicurezza manuale può essere inserita solo a cane armato. Il dinamometro ha sentenziato che occorrono in media 2.370 grammi sul grilletto per fare partire il colpo: valore in linea con le altre pistole in .22 LR del tipo da allenamento e da addestramento. Lo scatto è privo di precorsa, sufficientemente netto e nel complesso ben sfruttabile nel tiro di precisione che, come mostrano le rosate, è degno di una ‘vera’ Government. Le mire si comportano bene per questo scopo e permettono una collimazione precisa; inoltre sono facilmente acquisibili anche in condizioni di scarsa luminosità. Il rinculo è, come prevedibile, di facilissimo controllo, anche con le CCI Velocitor che esprimono qualche kilogrammetro in più. Sul fianco destro del carrello il costruttore precisa che il calibro dell’arma è il .22 LR High Velocity, tuttavia abbiamo notato che anche le CCI Standard Velocity garantiscono un funzionamento regolare; bisogna però tenere conto che la nostra prova è avvenuta in estate e, come si sa, la temperatura ambientale influenza le prestazioni delle munizioni. Con il freddo intenso ci potrebbero essere problemi. Note conclusive La SIG Sauer 1911-22 calibro .22 LR è consegnata in una valigetta di plastica completa di chiavi per lo smontaggio, del caricatore di riserva, di un dettagliato manuale di istruzioni (in inglese), di uno scovolo e di due mirini di ricambio di altezze diverse. Grazie allo sfruttamento metodico e razionale delle tecnologie più moderne, questa pistola offre un buon mix di prestazioni a un prezzo che non esitiamo a definire da saldo di fine stagione; si consideri inoltre che per costruirla non si è fatto ricorso a parti strutturali o importanti di materiale plastico, ma solo di metallo.

SCHEDA TECNICA

Produttore: SIG Sauer Inc., 18 Industrial Drive, Exeter, NH 03833 (USA); telefono 603-772-2302, fax 603-772-9082; internet www.sigsauer.com Importatore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (BZ); telefono 0471.803000, fax 0471.810899; internet www.bignami.it, email@bignami.it Tipo: pistola semiautomatica (arma sportiva ai fini di legge) Modello: 1911-22 Calibro: .22 Long Rifle Funzionamento: a sfruttamento del rinculo con chiusura labile (a massa) Canna: lunga 127 mm (5”); rigatura a 6 princìpi destrorsi con passo di 406 mm Congegno di scatto: ad azione singola; sforzo di trazione di 2.370 g Congegno di percussione: indiretto, a mezzo cane esterno su percussore flottante Congegno di estrazione: estrattore a gancio, interno al carrello Congegno di espulsione: espulsore a lamina, solidale alla canna Congegni di sicurezza: manuale a leva che blocca lo scatto; automatico al dorso dell’impugnatura che blocca il grilletto ad arma non impugnata; automatico che a grilletto non premuto blocca il percussore Sistema di mira: mirino a sottosquadro intercambiabile e tacca di mira regolabile in senso laterale; linea di mira lunga 136 mm Alimentazione: caricatore da 10 colpi Impugnatura: guancette di legno Custom per la nera, di palissandro per le Olive Drab e Sand Dimensioni: lunghezza 218 mm, altezza 140 mm, spessore 36,5 mm Peso: 1.070 g Materiali: fusto di lega, carrello di lega di alluminio, canna e il resto di acciaio Finitura: anodizzazione nera satinata oppure verniciatura Olive Drab o Sand Prezzi: nera 375,00 €; Olive Drab e Sand 392,00 € (indicativi, IVA compresa)

 

 

 

fonte esterna

 

 

Glock 19  cal 19x21

 

GLOCK 19

La caratteristica principale di quest'arma è di avere il fusto costruito con uno speciale polimero che la rende estremamente leggera in rapporto alla potenza di fuoco anche il rinculo è molto ridotto. Inoltre questo materiale è resistente alla corrosione e agli urti; i test hanno inoltre dimostrate che l’arma conserva le sue capacità alle incredibili temperature tra i -40 e +200 gradi, il carrello è ricoperto in Tenifer, un materiale che evita la corrosione e l’usura di quest’elemento che è sottoposto a forte stress.
Prove di resistenza a temperature estreme, di immersione in acqua e di caduta fino da 120 metri sono state effettuate e superate per soddisfare le richieste dell'esercito austriaco, norvegese e svedese.
Un altro aspetto da segnalare è il sistema di sparo denominato SAS (Safe Action System), cioè una sicura automatica al percussore.
Praticamente L'unica sicura esterna della Glock 17 è una levetta accoppiata al grilletto, tirando entrambi con una breve corsa viene tolta la prima sicura e continuando nella trazione si arma il percussore e vengono tolte due sicure interne; questo primo movimento è simile ad una doppia azione dopodiché continuando a tirare il grilletto scatta solo il percussore già armato, mentre rilasciando completamente il doppio grilletto si riazionano automaticamente le sicure.
La pistola mantiene una grande precisone anche dopo molti colpi sparati, ciò è dovuto alla canna forgiata a freddo con rigatura esagonale.

 

IL FUSTO

Il fusto delle Glock è la caratteristica che ha rivoluzionato il campo delle armi corte negli ultimi 15 anni, dando origine ad una corsa da parte delle altre case costruttrici a mettere nel proprio catalogo pistole semiauto dotate anch'esse di questa caratteristica: Beretta con la sua (poco riuscita) 9000 e con la nuova PX4, la SIG Sauer con la serie SIG Pro, la Walther con la P99 e la Steyr con la S9, la Smith & Wesson con la Sigma e con la SW99 e così di seguito.
Il fusto, come già detto, è stato anche il motivo per cui Glock non ha partecipato ai test dell'XM9. Il polimero con cui è fatto è chiamato Nylon 6, ma in cosa consista esattamente nessuno lo sa, e papà Gaston non è molto incline a rivelarlo, cosa che escluse la Glock dalla competizione vinta poi dalla Beretta 92.
Questo materiale offre innumerevoli vantaggi: è molto forte, ha una buona resistenza all'usura ed alle abrasioni, è dotato di buona resilienza, buona duttilità. Il polimero usato dalla Glock ha dimostrato di avere una stabilità chimica in ambienti fortemente acidi o basici superiore a quella dell'acciaio. L'aggiunta di piccole percentuali di carbon-black riducono significativamente la degradazione delle proprietà meccaniche dovute all'esposizione ai raggi UV, con una durata di circa 100 anni di esposizione continua, ma al contempo il polimero può essere iniettato nei suoi stampi ottenendo fusti praticamente finiti con quote estremamente precise.
Il fusto in polimero permette di essere modellato in maniere impossibili per l'acciaio e con spessori inferiori, pur mantenendo ottime caratteristiche meccaniche. Viene da se che, per esempio, si possa modellare un'impugnatura con contenuti i ingombri esterni pur potendo alloggiare, all'interno di questa, un capace caricatore bifilare, che nella Glock contiene ben 17 cartucce calibro 9 x 19.
La lavorazione del nylon 6 della Glock risulta abbastanza complessa, perché nel fusto sono annegate alcune parti metalliche, come le guide del carrello e la piastrina sulla dust cover dove è riportata la matricola, che ne fanno parte integrale.
Il fusto alloggia il grilletto, anche esso in plastica, il pulsante dello sgancio del caricatore e la leva dello slide-stop, questi ultimi entrambi per tiratori destrimani anche se la pistola risulta usabile anche da mancini. Sono gli UNICI comandi presenti sulle pistole Glock, con l'unica eccezione della Glock 18, dove è presente anche il selettore di fuoco.
Il grilletto e la maggior parte dei (pochi) componenti che costituiscono il fusto ed i meccanismi ivi presenti della Glock sono tenuti insieme solo da due pin metallici, uno che funge da perno del grilletto ed un secondo più piccolo posteriore.
Esistono 3 generazioni di fusti Glock:

  1. La prima generazione ha la dust cover senza rotaie picatinny e nessuna zigrinatura sull'impugnatura
  2. La seconda generazione è sempre senza le rotaie picatinny sulla dust cover ma ha le zigrinature impresse sull'impugnatura
  3. La terza generazione ha le zigrinature impresse nell'impugnatura, gli sgusci anteriori per le dita ed un rail picatinny sulla dust cover per l'aggancio di accessori come puntatori laser o lampade per illuminare il bersaglio.

Occasionalmente sono stati notati fusti con 2 pin principali (quello normale all'altezza del grilletto ed uno più piccolo superiormente) ma mentre tale configurazione è la norma sui modelli Glock camerati per il 40 S&W o per il 10 Auto, non lo è affatto per i modelli in 9 mm come la G17.
Il ponticello del grilletto è squadrato anteriormente e zigrinato, per favorire la presa delle dita della mano debole nel tiro a due mani.
Davanti al ponticello e su entrambi i lati troviamo delle svasature in cui due intagli, uno per lato, permettono lo scorrimento di due pulsanti a cursore: abbassandoli si può procedere allo smontaggio dell'arma, come mostrato altrove.
All'interno del fusto, centralmente, si trova il blocchetto di contrasto della chiusura geometrica, dove si impegna l'appendice della canna quando si abbassa. Il blocchetto è rimovibile, incastrato di precisione in un recesso del fusto, e tenuto al suo posto dal pin centrale.
Posteriormente c'è il gruppo scatto, anche esso rimovibile togliendo la spina presente sul backstrap.

 

 

IL GRUPPO DI SCATTO

Meccanica

  1. Dente di contrasto della canna con il carrello per attuare la chiusura
  2. Pistoncino della sicura al percussore
  3. Molla di recupero
  4. Appendice inferiore della canna con i piani inclinati per attuare il ritardo di apertura
  5. Blocchetto di impegno con i piani di di contrasto
  6. Sicura automatica al grilletto
  7. Barra di scatto, l'appendice che sporge verso l'alto agisce sulla sicura al percussore
  8. Dente di contrasto del percussore

Altro punto peculiare della Glock è il suo sistema di scatto. Mutuato da quello della pistola da cavalleria Roth-Steyr 1907, si basa su un percussore interno lanciato ed il sistema non è ne un Single Action (SA) ne una vera e propria Double Action Only (DAO), ma meglio definibile come una "azione semidoppia" o, "Safe Action".
Non si tratta di un sistema SA, perché il percussore lanciato non viene armato totalmente durante il ciclo di riarmo, e non è un DAO perché non si può ripetere la percussione azionando di nuovo il grilletto.
In effetti durante il ciclo, per la precisione mentre il carrello avanza, il percussore viene intercettato dall'appendice posteriore della barra di scatto e rimane parzialmente armato.
Alla trazione del grilletto, il percussore viene ulteriormente arretrato, la molla del percussore compressa, e quando la barra di scatto si abbassa improvvisamente, il percussore viene liberato e colpisce l'innesco della cartuccia, rimanendo in posizione avanzata fino al momento in cui, durante il ciclo del carrello, viene nuovamente intercettato dalla barra di scatto.
Ma non è per questo che lo scatto della Glock viene chiamato "Safe Action". La peculiarità di quest'arma è l'evidente assenza di sicure manuali, ma anche il fatto che l'arma può passare da uno stato di "arma in sicurezza" a quello di "pronta al fuoco" semplicemente premendo il grilletto ed essere riposta nella sua fondina subito dopo un conflitto a fuoco con il colpo in canna senza dover passare attraverso alcuna procedura di "messa in sicura".
Come è possibile ciò:
Proprio per il meccanismo Safe Action: la Glock è dotata di ben 3 sicure automatiche che rendono impossibile esplodere un colpo in maniera accidentale.

  1. La sicura al grilletto. Il grilletto in plastica reca al centro un secondo grilletto, che a percussore armato SPORGE da quello vero. Questo è una sicura che, quando il grilletto non viene azionato dal dito indice, ha la sua parte posteriore in appoggio sul fusto dell'arma bloccando l'arretramento accidentale del grilletto.
  2. La sicura al percussore. La barra laterale di scatto ha una appendice superiore, opportunamente posizionata, che va ad agire su un pistoncino posto sul cielo del carrello, posteriormente alla faccia dell'otturatore. Quando il grilletto viene trazionato, la barra arretra e, in un punto ben preciso, SOLLEVA il pistoncino rendendo possibile il completo avanzamento del percussore lanciato. Se il pistoncino non viene sollevato dalla barra, per il percussore è matematicamente impossibile colpire l'innesco della cartuccia.
  3. La sicura della barra di scatto. La barra, infine, in posizione normale impegna una sporgenza presente sulla coda del percussore ed è bloccata posteriormente verso l'alto, trattenendo totalmente il percussore, dalla conformazione di un elemento di metallo presente sulla parte posteriore del sistema di scatto. Se la barra non arretra, sotto la pressione del grilletto, la stessa non può abbassarsi e quindi il percussore non può far detonare la cartuccia.

Il sistema ha notevoli vantaggi: a nessun operatore con una Glock capiterà spararsi su una gamba perché ha dimenticato di mettere la sicura, ne di vedere la propria arma rimanere muta nel momento del bisogno perché ha dimenticato di disinserirla.

Qualcuno ha obiettato che se si dimentica il colpo in canna, con una Glock è facile avere incidenti quando si procede allo smontaggio. Questo perché, effettivamente, visto il meccanismo per procedere allo smontaggio dell'arma bisogna disarmare il percussore premendo il grilletto. Ma, a mio giudizio, questa obiezione è veramente poco seria: NESSUNA arma va smontata senza essersi prima accertati che SIA SCARICA. Se si adottano le procedure di sicurezza previste per scaricare una qualsiasi pistola (tra cui, ricordo, c'è anche il colpo a vuoto dopo essersi accertati di non aver ancora una cartuccia camerata...) non avverrà mai di smontare un'arma con ancora il colpo in canna.
Inoltre il sistema di scatto della Glock ha anche un altro vantaggio: il tipo di trazione da operare sul grilletto è identico dal primo all'ultimo colpo, senza avere gli svantaggi delle pistole “SA” (scatto ottimo per la precisione ma ci sono sicure da azionare) ne delle DAO (nessuna sicura da azionare ma scatto pesante a scapito della precisione...).
Il gruppo scatto della Glock è basato su tre assiemi principali:

  1. il grilletto
  2. la barra di scatto
  3. il gruppo posteriore

tutti completamente rimovibili e sostituibili rimuovendo un piccolo pin sul backstrap. Sostituire il gruppo scatto di una Glock è di una semplicità incredibile, i componenti sono praticamente drop-in.

 

IL GRUPPO CARRELLO-CANNA-MOLLA

La canna è in acciaio ad alto tenore cromata internamente. La rigatura è semipoligonale con passo 1 giro in 250 mm ad andamento destrorso. Non ha i classici risalti semilunari del sistema Colt-Browning, ma viene resa solidale al carrello grazie alla forma esterna della camera di cartuccia. Quest'ultima si incastra nella larga finestra di espulsione praticata sul carrello, facendo contrasto su uno scalino fresato anteriormente allo spigolo superiore della camera di cartuccia. Inferiormente la canna presenta due appendici con i piani inclinati e di contrasto che vanno a scivolare sul blocchetto di acciaio presente nel fusto e che attuano, per i primi 3 mm di corsa retrograda, il ritardo di apertura. La rigatura ha suscitato numerose diatribe tra i sostenitori dell'uso esclusivo delle FMJ e quelli che dicono che anche le palle in lega funzionano egregiamente.
In realtà palle troppo morbide non funzionano troppo bene nella rigatura semipoligonale, impiombando la canna, generando picchi di pressione e di depressione. Le palle in lega, di durezza adatta, funzionano egregiamente: lo certificano centinaia di tiratori, che usano palle in lega di buona qualità e che sparano con le loro Glock decine di migliaia di colpi all'anno per motivi diversi.
Il carrello della Glock 17 visto da sotto. A sinistra, dopo la finestra di espulsione, si notano il pulsante della sicura automatica al percussore e, verso la parte posteriore, la sporgenza della coda del percussore che viene impegnata dalla barra di scatto.
Il carrello è ricavato da un blocco di acciaio unico, fresato dal pieno e rettificato con macchine CNC. Presenta, come già detto, una larga finestra di espulsione sul lato destro, che permette una espulsione sicura ed affidabile dei bossoli. Sempre sul lato destro è presente l'estrattore esterno. Questo è un robusto pezzo di acciaio opportunamente sagomato ad unghia ed azionato da un pistone a molla, incernierato ad incastro sul pistoncino della sicura automatica al percussore.
Posteriormente sul carrello sono fresate delle larghe scanalature, molto grippanti e comodissime per l'azionamento anche con i guanti. Gli organi di mira sono in plastica: anteriormente un mirino con rampa anteriore e dot bianco posteriore, e la tacca squadrata con il profilo ad U ripassato in bianco, per rendere possibile la mira anche in condizioni di scarsa visibilità. Le mire sono fissate ad incastro: a pressione per il mirino, in un incastro a coda di rondine per la tacca. La tacca, inoltre, è registrabile con un cacciavitino (esiste quello apposito Glock...) sia in elevazione che in deriva.
Anche se é consigliabile un sistema di mira fisso e non regolabile, perché con il rinculo le mire della Glock si sregolano facilmente.
Tacca e mirino, così strutturati, sono di facile sostituzione con un numero infinito di parti aftermarket.

Una parola sulla finitura delle parti metalliche dell'arma. La finitura esterna della Glock si chiama Tenifer. Questa finitura non è quella che da il colore quasi nero dell'arma, ma indica un trattamento superficiale di indurimento dell'acciaio. In pratica si tratta di un processo di nitrurazione: si immergono i pezzi da indurire in un bagno con un liquido ricco di azoto, e libero da cianidi ad una temperatura tra i 550°C ed i 580°C. La temperatura favorisce l'interazione chimica e la generazione di un velo di FeN (Nitruro di Ferro) fissato alla superficie dell'acciaio. La nitrurazione così eseguita rende l'acciaio trattato durissimo e resistente all'usura ed alla corrosione, ma può essere eseguita con buoni risultati solo su acciaio normale e non su acciaio inossidabile. Alla fine del trattamento il Tenifer ha un colore grigetto opaco, che poi viene ricoperto da una vernice antigraffio nera. Anche se, con il tempo e l'uso, la vernice viene via e la superficie si lucida, specialmente sugli spigoli, il Tenifer è sempre presente, proteggendo il metallo dalle ingiurie.

La molla di recupero è a lamina piatta, concepita per compiere migliaia di cicli senza dare problemi. Scorre su un'asta di polimero che la contiene ed impedisce alla molla, durante lo smontaggio, di schizzare via alla prima occasione.

 

IL CARICATORE

E' realizzato in massima parte in polimero, con un'anima in lamina di acciaio. La molla e' l'unica altra parte in acciaio, mentre copertura, elevatore e fondello sono tutti in plastica. Contiene 17 colpi disposti su due file sfalsate a presentazione singola in alimentazione (caricatore bifilare). Il rifornimento di colpi nel serbatoio è morbido e senza impuntature, suggerendo l'idea di una alimentazione affidabile, e comodissimi sono anche i piccoli fori sul dorso, numerati a seconda dei colpi contenuti, che consentono un controllo istantaneo delle munizioni rimaste.

Fonte esterna da tuttoarmi.ch

WEIHRAUCH REVOLVER HW 38 4" CAL.38 SPL

Revolver Weihrauch modello HW 38 calibro. 38 Special canna da 4". Funzionamento in azione mista SA/DA.
Prodotto che fa dell'affidabilità la sua arma vincente. Il fusto realizzato in lega per ottimizzare i pesi mantiene comunque una ottima resistenza. La tacca di mira fissa, il mirino a lama e l'impugnatura conformata permettono di ottenere lusinghiere precisioni anche nel tiro in poligono. NON  è adatta per sparare munizionamento +P
In sintesi, un arma spartana nelle finiture sicuramente affidabile dotata di un eccellente rapporto qualità / prezzo.

I calibri in commercio per questa marca revolver sono:

  • HW 22, calibro .22 LR e canna da 2 pollici;
  • HW 3, calibro .22 LR e canna da 2,75 pollici;
  • HW 38, calibro .38 Special e canna da 2,5 e 4 pollici;
  • HW 357, calibro .357 Magnum e canna da 3 e 4 pollici;
  • HW 9 Trophy, calibro .22 LR e canna da 6 pollici;
  • HW 357 Trophy, calibro .357 Magnum e canna da 6 pollici