info armi per tutti

Cominciamo questa rubrica dedicata alle armi alla portata di tutti (difesa e sport ) a prezzo contenuto ma efficaci per divertirsi o difendersi

 

Iniziamo con i calibri piu piccoli testate da noi 

 Weihrauch .22

Più o meno alla fine degli anni ‘60 del secolo scorso si affacciarono sul mercato civile alcuni costruttori che proponevano revolver dal prezzo molto popolare, realizzati in lega leggera e camerati per cartucce a “bassa intensità”, come 22 Long Rifle e 38 Special. Tra questi prodotti si facevano notare i prodotti di un’azienda tedesca, denominati Arminius in onore del capotribù germanico che nel 9 d.C. sconfisse le legioni romane nella foresta di Teutoburgo. Nonostante il nome altisonante di questo antico eroe i revolver tedeschi erano veramente economici e, di conseguenza, un po’ grossolani. Il telaio e il fodero della canna (una caratteristica ripresa da poco dalla stessa Smith & Wesson ma allora una vera stranezza) erano realizzati non in acciaio ma in una lega di zinco riconducibile alla famiglia delle Zame, un metallo dalle caratteristiche minimali che poteva essere gettato e lavorato con facilità e che reggeva lo stress dello sparo solo grazie a un’attenta progettazione e alla sovrabbondanza delle sezioni. Di questi revolver ne giravano parecchi anni orsono, grazie soprattutto alla loro economicità e al fatto che, tutto sommato, in .22 LR erano discreti e svolgevano il loro lavoro con onestà, caratteristiche che ne decretarono una buona diffusione presso i poligoni come armi “di pubblica utilità”. Poi, per anni, di questi revolver non ne abbiamo più sentito parlare, forse
perché 

i gusti del pubblico italiano erano stati contagiati dalla febbre delle semiautomatiche e perché poi nel settore delle armi a rotazione erano arrivate nuove e più appetibili alternative ai prodotti statunitensi, ancora meno costose di questi voluminosi prodotti tedeschi e dalla linea più classica. Però, a parte la rarefazione sul mercato nazionale, pare che la produzione degli Arminius non sia mai stata interrotta e, anzi, pare che questi economici prodotti siano riusciti a riscuotere un certo successo negli Stati Uniti dove sono stati e vengono tuttora distribuiti dalla EAA, European American Armory Corporation.
DuE REALTà soTTo Lo sTEsso TETTo WEiHRAucH Nelle proposte attuali della EAA sono presenti solo alcuni degli allestimenti dei revolver Arminius, ed in particolare le repliche di Single Action e la serie commercializzata come “Windicator”, armi ad azione mista in calibro .38 Special e .357 Magnum disponibili con varie lunghezze di canna e varie finiture: inutile dire che quelle camerate magnum hanno il telaio in acciaio e non certo in lega più o meno leggera. Quanto
sopra per rimarcare come Arminius non sia un marchio sconosciuto e nato da un giorno all’altro ma al contrario sia presente sul mercato da tempo e si sia fatto conoscere grazie a prodotti economici ma ben funzionanti, anche se, rimarchiamo, caratterizzati da una linea molto teutonica. A proposito, Arminius è proprio un marchio di fabbrica ed è inutile cercare un produttore con questo nome: la fabbrica da cui escono queste armi è la Hermann Weihrauch Revolver, come evidenziato dalla sigla HW che accompagna le sigle dei vari modelli. Il nome Weihrauch è ben conosciuto dagli appassionati dell’aria compressa ma in effetti il nome completo è Weihrauch & Weihrauch Sport, ad indicare che esistono due realtà distinte all’interno della società, ognuna con un proprio sito web (www. weihrauch-sport.de e www.hermannweihrauch-revolver.de) e con linee di prodotti ben distinte: da una parte l’aria compressa e le pistole a salve (quasi tutte su base Arminius, ovviamente), dall’altra i revolver a cartuccia metallica. Di questi ultimi sono stati catalogati in Italia vari modelli, sia quelli ricadenti nei vecchi tipi, caratterizzati da numeri di catalogo molto bassi, dal 62 al 75, la cui marca risulta proprio “Arminius”, sia quelli più recenti, indicati sotto il nome del costruttore Weihrauch e ai quali appartiene l’arma di cui intendiamo parlarvi e che porta il numero di catalogo 12.556 . 

Si tratta di un piccolo revolver che abbandona i canoni tradizionali delle armi Arminius per ricalcare, o cercare almeno di ricordare esteticamente, lo Smith & Wesson 36 o Chief Special, il revolver più diffuso in assoluto tra quelli tascabili: la proposta Weihrauch, denominata HW 22, è camerata per il sempreverde 22 Long Rifle e utilizza un tamburo a otto colpi. Ovviamente, date le caratteristiche, tra cui la canna inferiore ai 2” e la struttura degli organi di mira, il piccolo revolver non è classificato sportivo ma ricade tra le comuni. Iniziamo a descrivere la meccanica di questa piccola arma. Il funzionamento è ad azione mista e le componenti sono realizzate con ampio ricorso a lamiere tranciate e microfusioni, senza alcun aggiustaggio apparente: il castello, per esempio, risulta gettato in una qualche lega leggera e, al suo interno, sono realizzati di fusione i supporti dei meccanismi mentre la piastra laterale che chiude l’accesso alla meccanica lascia fughe ben visibili. Interessante, comunque, il ricorso a un sistema di sicurezza dotato di transfer bar che impedisce lo sparo se il grilletto non è premuto a fondo, mentre suscita qualche perplessità il ricorso a semplici lamierini per componenti fondamentali quali il fermo del tamburo e l’impiego di una semplice molla a filo, veramente poco potente, per spingere in avanti il braccetto che fa ruotare il tamburo. Altra caratteristica da considerare è
l’esiguità delle otto sporgenze – realizzate sulla stella di rotazione del tamburo – su cui il braccetto deve agire; il rischio di usura non è trascurabile, anche se l’arma in oggetto non è stata progettata per un uso intenso, così come d’altronde sono un po’ tutte le snub. Lo scatto, pur non “da gara”, è accettabile: discreto in singola azione e non troppo duro in doppia, anche se
viziato da qualche attrito; il grilletto, in acciaio, è abbastanza sottile e lo sforzo in doppia sembra maggiore di quanto non sia in realtà; in particolare, la forma della parte superiore ha un netto spigolo che rischia di risultare fastidiosa al dito che spara.

SCHEDA TECNICA

 

Weihraucharminius hW22 cal. .22 lr Costruttore : Hermann Weihrauch Revolver GmbH, Germani, www.hermann-weihrauch-revolver.de Esemplare importato da: Bignami Spa, tel. 0471 803.000, www.bignami.it Modello: HW22 Tipo: pistola a rotazione Calibro: .22 Long Rifle Canna: 1,8” – 46 mm Sistema di percussione: indiretto su percussore spinato al fusto Alimentazione: tamburo da 8 colpi Congegno di scatto: azione mista, Doppia e Singola Estrattore -espulsore: manuale Mire: tacca ricavata sul lato superiore del castello, mirino di pezzo con la canna Congegni di sicurezza: transfer bar: leva di sicurezza contro spari accidentali che si interpone tra cane e percussore Impugnatura: fornita con guancette in materiale sintetico, fissate separatamente al fusto con una vite Peso: 550 g scarica Lunghezza: 158 mm Materiali: acciaio per tamburo e canna, lega leggera per il fusto Finitura: verniciatura nera per il fusto, brunitura semilucida per il tamburo

fonte esterna

 

SIG Sauer Government in .22 Long Rifle

I l marchio SIG Sauer è stato praticamente sinonimo di pistola semiautomatica di grosso calibro destinata soprattutto alla difesa e all’uso di servizio per molti anni; questo luogo comune cominciò a vacillare con l’arrivo del modello Mosquito calibro .22 Long Rifle, una semiautomatica di fascia economica che si caratterizzava indubbiamente per l’intelligenza delle soluzioni tecniche adottate e per le buone prestazioni. Dopo la Mosquito, è ora la volta di un’altra SIG Sauer in .22 LR che, sull’onda del costante successo della Government, si chiama 1911-22 e ricalca l’impostazione e il modo d’uso della più famosa pistola semiautomatica americana di tutti i tempi. L’interpretazione data dalla SIG Sauer tiene conto dell’evoluzione della 1911 e, anziché rifarsi alle versioni storiche, è proposta in un allestimento moderno che implementa molti particolari apportati dallo sviluppo che ha caratterizzato la 1911. Inoltre è venduta in tre diverse colorazioni a scelta: la classica nera (in questo caso monta guancette Custom griffate SIG Sauer) oppure le esteticamente più accattivanti versioni Olive Drab e Sand, che adottano invece guancette di palissandro con monogramma U.S. Per inciso, bisogna ricordare che la SIG Sauer costruisce ormai da anni negli Stati Uniti una linea completa di pistole tipo 1911 di grosso calibro e il modello in .22 costituisce pertanto l’ideale completamento della gamma. Dal punto di vista meccanico, la SIG Sauer 1911-22 si caratterizza per il fusto di lega di alluminio con un sistema di fissaggio della canna particolarmente solido e duraturo, costituito da uno zoccolo sottostante la camera di cartuccia che reca tre fori attraverso i quali passano il perno della leva hold open, un secondo perno e una vite. Il carrello è di lega di alluminio, lavorato con eccellenti risultati tanto sul piano estetico quanto su quello delle rifiniture; all’interno del carrello è alloggiato il blocchetto otturatore, di acciaio macchinato tale da garantire adeguata resistenza alle sollecitazioni e all’usura. A fronte della modesta potenza della cartuccia calibro .22 LR, la 1911-22 funziona con un semplice sistema di chiusura labile che sfrutta la massa del carrello-otturatore e la resistenza che la molla del cane oppone all’apertura di quest’ultimo. Questa copia della Government si usa come l’originale (per esempio i meccanismi di sicurezza sono uguali ed è anche stato previsto il blocco automatico del percussore a grilletto non premuto) e alcune parti sono intercambiabili. Lo smontaggio è analogo a quello della 1911, salvo per quanto riguarda il più complesso sistema di fissaggio della canna. La componentistica è particolarmente curata poiché prevede le doppie leve ambidestre della sicura manuale, una sicura dorsale ‘a coda di castoro’ ma più corta del solito e rivolta verso l’alto, il cane con la cresta arrotondata e il grilletto lungo con vite di regolazione della retrocorsa. Le mire permettono la correzione del tiro in quanto il mirino è fornito complessivamente in tre esemplari di altezze diverse e può essere sostituito senza difficoltà allentando una piccola vite, mentre la tacca di mira, a profilo ribassato, può essere spostata a destra o a sinistra sempre allentando un’altra vite.La prova Sembrerebbe la solita Government ma già dall’arretramento manuale del carrello si capisce subito di avere per le mani un’arma di piccolo calibro; tuttavia l’esteso impiego del metallo nella costruzione della SIG Sauer 1911-22 minimizza la differenza di peso e maneggevolezza rispetto all’originale. Quanto al modo di impiego, poi, tutto corrisponde: i comandi sono gli stessi e funzionano allo stesso modo. Anche la sicurezza manuale può essere inserita solo a cane armato. Il dinamometro ha sentenziato che occorrono in media 2.370 grammi sul grilletto per fare partire il colpo: valore in linea con le altre pistole in .22 LR del tipo da allenamento e da addestramento. Lo scatto è privo di precorsa, sufficientemente netto e nel complesso ben sfruttabile nel tiro di precisione che, come mostrano le rosate, è degno di una ‘vera’ Government. Le mire si comportano bene per questo scopo e permettono una collimazione precisa; inoltre sono facilmente acquisibili anche in condizioni di scarsa luminosità. Il rinculo è, come prevedibile, di facilissimo controllo, anche con le CCI Velocitor che esprimono qualche kilogrammetro in più. Sul fianco destro del carrello il costruttore precisa che il calibro dell’arma è il .22 LR High Velocity, tuttavia abbiamo notato che anche le CCI Standard Velocity garantiscono un funzionamento regolare; bisogna però tenere conto che la nostra prova è avvenuta in estate e, come si sa, la temperatura ambientale influenza le prestazioni delle munizioni. Con il freddo intenso ci potrebbero essere problemi. Note conclusive La SIG Sauer 1911-22 calibro .22 LR è consegnata in una valigetta di plastica completa di chiavi per lo smontaggio, del caricatore di riserva, di un dettagliato manuale di istruzioni (in inglese), di uno scovolo e di due mirini di ricambio di altezze diverse. Grazie allo sfruttamento metodico e razionale delle tecnologie più moderne, questa pistola offre un buon mix di prestazioni a un prezzo che non esitiamo a definire da saldo di fine stagione; si consideri inoltre che per costruirla non si è fatto ricorso a parti strutturali o importanti di materiale plastico, ma solo di metallo.

SCHEDA TECNICA

Produttore: SIG Sauer Inc., 18 Industrial Drive, Exeter, NH 03833 (USA); telefono 603-772-2302, fax 603-772-9082; internet www.sigsauer.com Importatore: Bignami spa, via Lahn 1, 39040 Ora (BZ); telefono 0471.803000, fax 0471.810899; internet www.bignami.it, email@bignami.it Tipo: pistola semiautomatica (arma sportiva ai fini di legge) Modello: 1911-22 Calibro: .22 Long Rifle Funzionamento: a sfruttamento del rinculo con chiusura labile (a massa) Canna: lunga 127 mm (5”); rigatura a 6 princìpi destrorsi con passo di 406 mm Congegno di scatto: ad azione singola; sforzo di trazione di 2.370 g Congegno di percussione: indiretto, a mezzo cane esterno su percussore flottante Congegno di estrazione: estrattore a gancio, interno al carrello Congegno di espulsione: espulsore a lamina, solidale alla canna Congegni di sicurezza: manuale a leva che blocca lo scatto; automatico al dorso dell’impugnatura che blocca il grilletto ad arma non impugnata; automatico che a grilletto non premuto blocca il percussore Sistema di mira: mirino a sottosquadro intercambiabile e tacca di mira regolabile in senso laterale; linea di mira lunga 136 mm Alimentazione: caricatore da 10 colpi Impugnatura: guancette di legno Custom per la nera, di palissandro per le Olive Drab e Sand Dimensioni: lunghezza 218 mm, altezza 140 mm, spessore 36,5 mm Peso: 1.070 g Materiali: fusto di lega, carrello di lega di alluminio, canna e il resto di acciaio Finitura: anodizzazione nera satinata oppure verniciatura Olive Drab o Sand Prezzi: nera 375,00 €; Olive Drab e Sand 392,00 € (indicativi, IVA compresa)

 

 

 

fonte esterna

 

 

Glock 19  cal 19x21

 

GLOCK 19

La caratteristica principale di quest'arma è di avere il fusto costruito con uno speciale polimero che la rende estremamente leggera in rapporto alla potenza di fuoco anche il rinculo è molto ridotto. Inoltre questo materiale è resistente alla corrosione e agli urti; i test hanno inoltre dimostrate che l’arma conserva le sue capacità alle incredibili temperature tra i -40 e +200 gradi, il carrello è ricoperto in Tenifer, un materiale che evita la corrosione e l’usura di quest’elemento che è sottoposto a forte stress.
Prove di resistenza a temperature estreme, di immersione in acqua e di caduta fino da 120 metri sono state effettuate e superate per soddisfare le richieste dell'esercito austriaco, norvegese e svedese.
Un altro aspetto da segnalare è il sistema di sparo denominato SAS (Safe Action System), cioè una sicura automatica al percussore.
Praticamente L'unica sicura esterna della Glock 17 è una levetta accoppiata al grilletto, tirando entrambi con una breve corsa viene tolta la prima sicura e continuando nella trazione si arma il percussore e vengono tolte due sicure interne; questo primo movimento è simile ad una doppia azione dopodiché continuando a tirare il grilletto scatta solo il percussore già armato, mentre rilasciando completamente il doppio grilletto si riazionano automaticamente le sicure.
La pistola mantiene una grande precisone anche dopo molti colpi sparati, ciò è dovuto alla canna forgiata a freddo con rigatura esagonale.

 

IL FUSTO

Il fusto delle Glock è la caratteristica che ha rivoluzionato il campo delle armi corte negli ultimi 15 anni, dando origine ad una corsa da parte delle altre case costruttrici a mettere nel proprio catalogo pistole semiauto dotate anch'esse di questa caratteristica: Beretta con la sua (poco riuscita) 9000 e con la nuova PX4, la SIG Sauer con la serie SIG Pro, la Walther con la P99 e la Steyr con la S9, la Smith & Wesson con la Sigma e con la SW99 e così di seguito.
Il fusto, come già detto, è stato anche il motivo per cui Glock non ha partecipato ai test dell'XM9. Il polimero con cui è fatto è chiamato Nylon 6, ma in cosa consista esattamente nessuno lo sa, e papà Gaston non è molto incline a rivelarlo, cosa che escluse la Glock dalla competizione vinta poi dalla Beretta 92.
Questo materiale offre innumerevoli vantaggi: è molto forte, ha una buona resistenza all'usura ed alle abrasioni, è dotato di buona resilienza, buona duttilità. Il polimero usato dalla Glock ha dimostrato di avere una stabilità chimica in ambienti fortemente acidi o basici superiore a quella dell'acciaio. L'aggiunta di piccole percentuali di carbon-black riducono significativamente la degradazione delle proprietà meccaniche dovute all'esposizione ai raggi UV, con una durata di circa 100 anni di esposizione continua, ma al contempo il polimero può essere iniettato nei suoi stampi ottenendo fusti praticamente finiti con quote estremamente precise.
Il fusto in polimero permette di essere modellato in maniere impossibili per l'acciaio e con spessori inferiori, pur mantenendo ottime caratteristiche meccaniche. Viene da se che, per esempio, si possa modellare un'impugnatura con contenuti i ingombri esterni pur potendo alloggiare, all'interno di questa, un capace caricatore bifilare, che nella Glock contiene ben 17 cartucce calibro 9 x 19.
La lavorazione del nylon 6 della Glock risulta abbastanza complessa, perché nel fusto sono annegate alcune parti metalliche, come le guide del carrello e la piastrina sulla dust cover dove è riportata la matricola, che ne fanno parte integrale.
Il fusto alloggia il grilletto, anche esso in plastica, il pulsante dello sgancio del caricatore e la leva dello slide-stop, questi ultimi entrambi per tiratori destrimani anche se la pistola risulta usabile anche da mancini. Sono gli UNICI comandi presenti sulle pistole Glock, con l'unica eccezione della Glock 18, dove è presente anche il selettore di fuoco.
Il grilletto e la maggior parte dei (pochi) componenti che costituiscono il fusto ed i meccanismi ivi presenti della Glock sono tenuti insieme solo da due pin metallici, uno che funge da perno del grilletto ed un secondo più piccolo posteriore.
Esistono 3 generazioni di fusti Glock:

  1. La prima generazione ha la dust cover senza rotaie picatinny e nessuna zigrinatura sull'impugnatura
  2. La seconda generazione è sempre senza le rotaie picatinny sulla dust cover ma ha le zigrinature impresse sull'impugnatura
  3. La terza generazione ha le zigrinature impresse nell'impugnatura, gli sgusci anteriori per le dita ed un rail picatinny sulla dust cover per l'aggancio di accessori come puntatori laser o lampade per illuminare il bersaglio.

Occasionalmente sono stati notati fusti con 2 pin principali (quello normale all'altezza del grilletto ed uno più piccolo superiormente) ma mentre tale configurazione è la norma sui modelli Glock camerati per il 40 S&W o per il 10 Auto, non lo è affatto per i modelli in 9 mm come la G17.
Il ponticello del grilletto è squadrato anteriormente e zigrinato, per favorire la presa delle dita della mano debole nel tiro a due mani.
Davanti al ponticello e su entrambi i lati troviamo delle svasature in cui due intagli, uno per lato, permettono lo scorrimento di due pulsanti a cursore: abbassandoli si può procedere allo smontaggio dell'arma, come mostrato altrove.
All'interno del fusto, centralmente, si trova il blocchetto di contrasto della chiusura geometrica, dove si impegna l'appendice della canna quando si abbassa. Il blocchetto è rimovibile, incastrato di precisione in un recesso del fusto, e tenuto al suo posto dal pin centrale.
Posteriormente c'è il gruppo scatto, anche esso rimovibile togliendo la spina presente sul backstrap.

 

 

IL GRUPPO DI SCATTO

Meccanica

  1. Dente di contrasto della canna con il carrello per attuare la chiusura
  2. Pistoncino della sicura al percussore
  3. Molla di recupero
  4. Appendice inferiore della canna con i piani inclinati per attuare il ritardo di apertura
  5. Blocchetto di impegno con i piani di di contrasto
  6. Sicura automatica al grilletto
  7. Barra di scatto, l'appendice che sporge verso l'alto agisce sulla sicura al percussore
  8. Dente di contrasto del percussore

Altro punto peculiare della Glock è il suo sistema di scatto. Mutuato da quello della pistola da cavalleria Roth-Steyr 1907, si basa su un percussore interno lanciato ed il sistema non è ne un Single Action (SA) ne una vera e propria Double Action Only (DAO), ma meglio definibile come una "azione semidoppia" o, "Safe Action".
Non si tratta di un sistema SA, perché il percussore lanciato non viene armato totalmente durante il ciclo di riarmo, e non è un DAO perché non si può ripetere la percussione azionando di nuovo il grilletto.
In effetti durante il ciclo, per la precisione mentre il carrello avanza, il percussore viene intercettato dall'appendice posteriore della barra di scatto e rimane parzialmente armato.
Alla trazione del grilletto, il percussore viene ulteriormente arretrato, la molla del percussore compressa, e quando la barra di scatto si abbassa improvvisamente, il percussore viene liberato e colpisce l'innesco della cartuccia, rimanendo in posizione avanzata fino al momento in cui, durante il ciclo del carrello, viene nuovamente intercettato dalla barra di scatto.
Ma non è per questo che lo scatto della Glock viene chiamato "Safe Action". La peculiarità di quest'arma è l'evidente assenza di sicure manuali, ma anche il fatto che l'arma può passare da uno stato di "arma in sicurezza" a quello di "pronta al fuoco" semplicemente premendo il grilletto ed essere riposta nella sua fondina subito dopo un conflitto a fuoco con il colpo in canna senza dover passare attraverso alcuna procedura di "messa in sicura".
Come è possibile ciò:
Proprio per il meccanismo Safe Action: la Glock è dotata di ben 3 sicure automatiche che rendono impossibile esplodere un colpo in maniera accidentale.

  1. La sicura al grilletto. Il grilletto in plastica reca al centro un secondo grilletto, che a percussore armato SPORGE da quello vero. Questo è una sicura che, quando il grilletto non viene azionato dal dito indice, ha la sua parte posteriore in appoggio sul fusto dell'arma bloccando l'arretramento accidentale del grilletto.
  2. La sicura al percussore. La barra laterale di scatto ha una appendice superiore, opportunamente posizionata, che va ad agire su un pistoncino posto sul cielo del carrello, posteriormente alla faccia dell'otturatore. Quando il grilletto viene trazionato, la barra arretra e, in un punto ben preciso, SOLLEVA il pistoncino rendendo possibile il completo avanzamento del percussore lanciato. Se il pistoncino non viene sollevato dalla barra, per il percussore è matematicamente impossibile colpire l'innesco della cartuccia.
  3. La sicura della barra di scatto. La barra, infine, in posizione normale impegna una sporgenza presente sulla coda del percussore ed è bloccata posteriormente verso l'alto, trattenendo totalmente il percussore, dalla conformazione di un elemento di metallo presente sulla parte posteriore del sistema di scatto. Se la barra non arretra, sotto la pressione del grilletto, la stessa non può abbassarsi e quindi il percussore non può far detonare la cartuccia.

Il sistema ha notevoli vantaggi: a nessun operatore con una Glock capiterà spararsi su una gamba perché ha dimenticato di mettere la sicura, ne di vedere la propria arma rimanere muta nel momento del bisogno perché ha dimenticato di disinserirla.

Qualcuno ha obiettato che se si dimentica il colpo in canna, con una Glock è facile avere incidenti quando si procede allo smontaggio. Questo perché, effettivamente, visto il meccanismo per procedere allo smontaggio dell'arma bisogna disarmare il percussore premendo il grilletto. Ma, a mio giudizio, questa obiezione è veramente poco seria: NESSUNA arma va smontata senza essersi prima accertati che SIA SCARICA. Se si adottano le procedure di sicurezza previste per scaricare una qualsiasi pistola (tra cui, ricordo, c'è anche il colpo a vuoto dopo essersi accertati di non aver ancora una cartuccia camerata...) non avverrà mai di smontare un'arma con ancora il colpo in canna.
Inoltre il sistema di scatto della Glock ha anche un altro vantaggio: il tipo di trazione da operare sul grilletto è identico dal primo all'ultimo colpo, senza avere gli svantaggi delle pistole “SA” (scatto ottimo per la precisione ma ci sono sicure da azionare) ne delle DAO (nessuna sicura da azionare ma scatto pesante a scapito della precisione...).
Il gruppo scatto della Glock è basato su tre assiemi principali:

  1. il grilletto
  2. la barra di scatto
  3. il gruppo posteriore

tutti completamente rimovibili e sostituibili rimuovendo un piccolo pin sul backstrap. Sostituire il gruppo scatto di una Glock è di una semplicità incredibile, i componenti sono praticamente drop-in.

 

IL GRUPPO CARRELLO-CANNA-MOLLA

La canna è in acciaio ad alto tenore cromata internamente. La rigatura è semipoligonale con passo 1 giro in 250 mm ad andamento destrorso. Non ha i classici risalti semilunari del sistema Colt-Browning, ma viene resa solidale al carrello grazie alla forma esterna della camera di cartuccia. Quest'ultima si incastra nella larga finestra di espulsione praticata sul carrello, facendo contrasto su uno scalino fresato anteriormente allo spigolo superiore della camera di cartuccia. Inferiormente la canna presenta due appendici con i piani inclinati e di contrasto che vanno a scivolare sul blocchetto di acciaio presente nel fusto e che attuano, per i primi 3 mm di corsa retrograda, il ritardo di apertura. La rigatura ha suscitato numerose diatribe tra i sostenitori dell'uso esclusivo delle FMJ e quelli che dicono che anche le palle in lega funzionano egregiamente.
In realtà palle troppo morbide non funzionano troppo bene nella rigatura semipoligonale, impiombando la canna, generando picchi di pressione e di depressione. Le palle in lega, di durezza adatta, funzionano egregiamente: lo certificano centinaia di tiratori, che usano palle in lega di buona qualità e che sparano con le loro Glock decine di migliaia di colpi all'anno per motivi diversi.
Il carrello della Glock 17 visto da sotto. A sinistra, dopo la finestra di espulsione, si notano il pulsante della sicura automatica al percussore e, verso la parte posteriore, la sporgenza della coda del percussore che viene impegnata dalla barra di scatto.
Il carrello è ricavato da un blocco di acciaio unico, fresato dal pieno e rettificato con macchine CNC. Presenta, come già detto, una larga finestra di espulsione sul lato destro, che permette una espulsione sicura ed affidabile dei bossoli. Sempre sul lato destro è presente l'estrattore esterno. Questo è un robusto pezzo di acciaio opportunamente sagomato ad unghia ed azionato da un pistone a molla, incernierato ad incastro sul pistoncino della sicura automatica al percussore.
Posteriormente sul carrello sono fresate delle larghe scanalature, molto grippanti e comodissime per l'azionamento anche con i guanti. Gli organi di mira sono in plastica: anteriormente un mirino con rampa anteriore e dot bianco posteriore, e la tacca squadrata con il profilo ad U ripassato in bianco, per rendere possibile la mira anche in condizioni di scarsa visibilità. Le mire sono fissate ad incastro: a pressione per il mirino, in un incastro a coda di rondine per la tacca. La tacca, inoltre, è registrabile con un cacciavitino (esiste quello apposito Glock...) sia in elevazione che in deriva.
Anche se é consigliabile un sistema di mira fisso e non regolabile, perché con il rinculo le mire della Glock si sregolano facilmente.
Tacca e mirino, così strutturati, sono di facile sostituzione con un numero infinito di parti aftermarket.

Una parola sulla finitura delle parti metalliche dell'arma. La finitura esterna della Glock si chiama Tenifer. Questa finitura non è quella che da il colore quasi nero dell'arma, ma indica un trattamento superficiale di indurimento dell'acciaio. In pratica si tratta di un processo di nitrurazione: si immergono i pezzi da indurire in un bagno con un liquido ricco di azoto, e libero da cianidi ad una temperatura tra i 550°C ed i 580°C. La temperatura favorisce l'interazione chimica e la generazione di un velo di FeN (Nitruro di Ferro) fissato alla superficie dell'acciaio. La nitrurazione così eseguita rende l'acciaio trattato durissimo e resistente all'usura ed alla corrosione, ma può essere eseguita con buoni risultati solo su acciaio normale e non su acciaio inossidabile. Alla fine del trattamento il Tenifer ha un colore grigetto opaco, che poi viene ricoperto da una vernice antigraffio nera. Anche se, con il tempo e l'uso, la vernice viene via e la superficie si lucida, specialmente sugli spigoli, il Tenifer è sempre presente, proteggendo il metallo dalle ingiurie.

La molla di recupero è a lamina piatta, concepita per compiere migliaia di cicli senza dare problemi. Scorre su un'asta di polimero che la contiene ed impedisce alla molla, durante lo smontaggio, di schizzare via alla prima occasione.

 

IL CARICATORE

E' realizzato in massima parte in polimero, con un'anima in lamina di acciaio. La molla e' l'unica altra parte in acciaio, mentre copertura, elevatore e fondello sono tutti in plastica. Contiene 17 colpi disposti su due file sfalsate a presentazione singola in alimentazione (caricatore bifilare). Il rifornimento di colpi nel serbatoio è morbido e senza impuntature, suggerendo l'idea di una alimentazione affidabile, e comodissimi sono anche i piccoli fori sul dorso, numerati a seconda dei colpi contenuti, che consentono un controllo istantaneo delle munizioni rimaste.

Fonte esterna da tuttoarmi.ch

WEIHRAUCH REVOLVER HW 38 4" CAL.38 SPL

Revolver Weihrauch modello HW 38 calibro. 38 Special canna da 4". Funzionamento in azione mista SA/DA.
Prodotto che fa dell'affidabilità la sua arma vincente. Il fusto realizzato in lega per ottimizzare i pesi mantiene comunque una ottima resistenza. La tacca di mira fissa, il mirino a lama e l'impugnatura conformata permettono di ottenere lusinghiere precisioni anche nel tiro in poligono. NON  è adatta per sparare munizionamento +P
In sintesi, un arma spartana nelle finiture sicuramente affidabile dotata di un eccellente rapporto qualità / prezzo.

I calibri in commercio per questa marca revolver sono:

  • HW 22, calibro .22 LR e canna da 2 pollici;
  • HW 3, calibro .22 LR e canna da 2,75 pollici;
  • HW 38, calibro .38 Special e canna da 2,5 e 4 pollici;
  • HW 357, calibro .357 Magnum e canna da 3 e 4 pollici;
  • HW 9 Trophy, calibro .22 LR e canna da 6 pollici;
  • HW 357 Trophy, calibro .357 Magnum e canna da 6 pollici