Titolo

Legittima Difesa:

 Tratto dall Costituzione Italiana

ART. 14.
Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei
casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela
della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica
o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali

 

In poche parole.....🙂😉😋🤪

ROMA - D'ora in avanti se il ladro entra in casa si potrà sparargli senza correre il rischio di finire in carcere, neanche se si uccide il malvivente. E nemmeno se quella reazione è «sproporzionata» alla minaccia effettiva. La Camera ha infatti approvato la legge sulla legittima difesa, che prevede la possibilità per i cittadini di usare le armi in casa per difendere se stessi o i propri beni. Il provvedimento fortemente sostenuto dalla Lega è passato con 244 voti a favore e 175 no.
DIRITTO DI DIFESA - La riforma varata dal Parlamento autorizza l'uso di armi per difendere la vita e i beni. Nell'ipotesi di violazione di domicilio, in altri termini, non sarà più punibile (in quanto il rapporto di proporzione tra difesa e offesa è ora presunto ex lege) chi spara contro il malvivente o lo colpisce con un coltello per difendere la propria o altrui incolumità. E non sarà più punibile nemmeno se gli spara per difendere i (propri o altrui) beni, a due condizioni però: che vi sia pericolo d'aggressione e che non vi sia desistenza da parte dell'intruso. Ossia che di fronte all'intimazione del proprietario di casa, ad esempio, invece di scappare reagisca minaccioso. Le nuove norme sulla legittima difesa valgono non solo all'interno delle abitazioni private, ma anche nei negozi e in ogni luogo dove sia svolta attività commerciale e imprenditoriale.

COME E DOVE - In dettaglio la nuova normativa prevede che chi, trovandosi in casa propria o sul luogo di lavoro, si sente aggredito o minacciato, o crede minacciati e aggrediti i beni che gli appartengono, può reagire come crede, utilizzando le armi «legittimamente detenute» ed anche uccidendo, perchè la sua reazione sarà sempre considerata «proporzionata». Due le novità principali:
In casa reazione comunque proporzionata: la legge che il rapporto di proporzione esista sempre se qualcuno che si trova in casa propria o nel posto dove lavora «usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo» per difendere non solo la «propria o altrui incolumità», ma anche i beni «propri o altrui». E questo quando «non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione».
Cancellato l'eccesso di difesa: secondo la nuova legge non esiste più l'eccessao di difesa per il quale fino ad ora si poteva venire condannati.
Altri luoghi: la difesa nei termini di legge può essere esercitata anche in ogni altro luogo «ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriali»

 

Quindi:

Dispositivo dell'art. 52 Codice Penale

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere (1) un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale (2) di un'offesa ingiusta (3), sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa (4) (5) [55].
Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Note

(1) In merito al problema della "fuga" in rapporto con la legittima difesa, ovvero se si possa applicare tale causa di giustificazione al soggetto che poteva evitare l'offesa fuggendo, la dottrina prevalente risponde positivamente quando, in base al criterio del bilanciamento degli interessi, la fuga esporrebbe i beni personali (es.: pericolo di infarto per il cardiopatico) o di terzi (es.: rischio di investire i passanti con una fuga in macchina) a lesioni uguali o superiori alla lesione che provocherebbe all'aggressore difendendosi.
Si ricordi poi che la difesa può riguardare anche quella di un diritto altrui, addirittura di uno sconosciuto (cd difesa altruistica).

(2) Posto che il pericolo deve essere attuale, la dottrina prevalente ha poi individuato un ulteriore possibile requisito, specificando che la legittima difesa è ammissibile anche nel caso di pericolo volontariamente causato, contrariamente a quanto ritiene la giurisprudenza.
S ricordi poi che la legittima difesa trova applicazione, qui senza contrasti, nel caso in cui da un proprio comportamento nasca un pericolo più grave di quello preventivato (si pensi al soggetto che, partecipando ad una rissa (v. 588) senza armi o strumenti contundenti, si veda poi minacciato da un coltello e sia costretto per difendersi a farne uso a sua volta).

(3) A riguardo dell'espressione "offesa ingiusta", la giurisprudenza ha parlato di "torto" e di "evento dannoso", prescindendo da considerazioni strettamente giuridiche, come del resto parte della dottrina, la quale ritiene che debba considerarsi l'offesa non come "contra ius", bensì contraria alle valutazioni sociali di giustizia che sono alla base dell' ordinamento giuridico.

(4) In merito alla valutazione della proprozionalità tra difesa e offesa, si ritiene, prevalentemente, che debbano essere considerati sia il rapporto tra mezzi difensivi e mezzi offensivi, sia la relazione male minacciato-male inflitto, in aderenza al principio del bilanciamento degli interessi. Quindi, la proporzionalità sarà presente in quei casi in cui il male provocato dall'aggredito risulta essere inferiore, uguale o superiore, in modo tollerabile, a quello subito e dovrà essere valutata attraverso un giudizio ex ante.
Si ricordi poi che è configurabile una legittima difesa putativa (v. 59 4), ovvero quella esercitata a fronte di una la situazione di pericolo che non esiste obiettivamente, ma è supposta erroneamente dall'agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti. Affinchè possa trovare applicazione tale tipologia di legittima difesa è però necessario che l'erroneo convincimento abbia un fondamento obbiettivo. Per chiarire, non è punibile il proprietario di una gioielleria che, ritenendo reale un tentativo di rapina a mano armata simulato, reagisca uccidendo l'apparente aggressore.

(5) Tale comma è stato inserito dalla le. 13 febbraio 2006, n.59 (art. 1), relativamente ai casi di violazione di domicilio cui all'art. 614 del c.p., comma 1 e 2, cui vengono assimilate le violazione di quei luoghi in cui viene esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Il legislatore, in questi casi, ha previsto una presunzione assoluta di proporzione fra difesa e offesa,che opera in presenza di alcuni requisiti: il soggetto che ha posto in essere la legittima difesa aveva il diritto di trovarsi in quel luogo, l'incolumità della persona fosse in pericolo, la legittima difesa è stata attuata attraverso un'arma o un altro strumento di coercizione legittimamente detenuto. Qualora tutte queste condizioni siano presenti la presunzione opera automaticamente, se invece manca anche una queste la presunzione non ha luogo, ma sarà comunque possibile accertare la proporzione fra mezzi di difesa e di offesa.

Porto di fucile per DEROGA

Si parla di deroga (o, più raramente, di derogazione) quando una norma giuridica trova applicazione in luogo di un'altra poiché la fattispecie disciplinata dalla prima (detta norma derogante) è più specifica di quella disciplinata dalla seconda (detta norma derogata) di modo che tra le due intercorre un rapporto di regola ed eccezione.

Pertanto chi è in possesso di Porto d'Armi, sia per uso sportivo che per uso caccia, in qualche caso può PORTARE e non solo TRASPORTARE l'arma indicata, in casi di particolare emergenza.
Ad esempio quando si manifesti la necessità dell'abbattimento (ove non è possibile la cattura) di un animale pericoloso o aggressivo che minaccia l'incolumità pubblica o sia di pericolo per altri animali o beni pubblici o privati, o ancora si rende necessario sopprimere un animale gravemente ferito ove si manifesti la totale impossibilità di curarlo, un Ente pubblico o semplicemente un Organo di P.S., può servirsi di terzi, anche semplici civili, in possesso di Porto d'Armi, sia esso per uso caccia che per uso sportivo, per coadiuvare con i servizi suddetti.

Questo perché nella fattispecie chi ha il Porto d'Armi (sportivo o caccia) possiede anche l'Abilitazione all'uso delle armi, come un qualsiasi Agente di P.S., per il quale la Legge prevede solamente l'Abilitazione all'uso delle armi d'ordinanza nell'espletamento del suo servizio e, se non in possesso di qualsiasi Porto d'Armi non può portare altre armi o munizioni.
Nel caso debba essere usata un'arma specifica non disponibile dall'Ente in questione o non registrata come arma d'ordinanza di servizio (es. fucile a canna liscia o carabina a canna rigata), o non vi sia personale sufficiente per l'operazione, o ancora esso non sia addestrato allo scopo, vi può essere il motivo di DEROGA a persona in possesso del Porto d'Armi e dell'arma richiesta per l'intervento.
 
 

Quale è il periodo di validità della capacità al maneggio armi?

 

 

Fino all’ottobre 2010 il regime della cosiddetta capacità tecnica era contenuto nell’articolo 8 della legge 110/1975 in cui si stabiliva che per la licenza di porto d’armi la capacità tecnica derivava:
- o da aver prestato servizio militare o presso un corpo armato
- o dall’aver ottenuto il certificato maneggio armi dal TSN
Non era richiesta alcuna capacità tecnica per l’acquisto o la detenzione di armi né per collezionare armi.
Negli anni successivi vi è stato il tentativo di qualche funzionario ministeriale di sostenere che dopo un certo numero di anni che non aveva portato un usato armi aveva perso la capacità tecnica e doveva richiedere un nuovo certificato al TSN; la pretesa era manifestamente illegittima ed è stata lasciata cadere nel vuoto.
Con il decreto legislativo 204/2010 il ministero è tornata la carica cercando di introdurre qualche modesto cambiamento. La nuova norma è stata scritta con un linguaggio talmente contorto che per capirla bisogna districarla come un nodo, ma alla fine il significato esce abbastanza chiaro.
Recita il nuovo testo dell’articolo 8 della legge 110/1975, come modificato dal decreto legislativo 204:

Il rilascio delle autorizzazioni per la fabbricazione, la raccolta, il commercio, il deposito e la riparazione di armi, nonché del permesso di porto d'armi, previsti dagli articoli 28, 31, 32, 35 e 42 del testo unico sopracitato e 37 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e dalla presente legge, è subordinato all'accertamento della capacità tecnica del richiedente. L'accertamento non occorre per l'autorizzazione alla collezione.
 …
 Coloro che nei dieci anni antecedenti alla presentazione della prima istanza hanno prestato servizio militare nelle Forze armate o in uno dei Corpi armati dello Stato ovvero abbiano appartenuto ai ruoli del personale civile della pubblica sicurezza in qualità di funzionari o che esibiscano certificato d'idoneità al maneggio delle armi rilasciato dalla competente sezione della Federazione del tiro a segno nazionale devono sottoporsi all'accertamento tecnico soltanto per l'esercizio delle attività di fabbricazione, riparazione o commercio di armi.
 …
 La capacità tecnica è  presunta nei confronti di coloro che, all'atto dell'entrata in vigore della presente legge, abbiano già ottenuto le autorizzazioni ovvero abbiano adempiuto agli obblighi previsti in materia dalle disposizioni del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635.

Il comma più oscuro e quello che inizia con le parole “Coloro che…” in quanto esso dice in negativo ciò che avrebbe potuto essere detto in modo molto più chiaro in positivo. Scrivendola in un linguaggio umano essa dice in sostanza:
In primo luogo rimane ferma la norma secondo cui che ha già ottenuto in precedenza una licenza di porto d’armi o analoga, è considerato idoneo per tutta la vita.
In secondo luogo si conferma la regola che chi richiede licenze per la fabbricazione, la riparazione, il commercio delle armi, se già non l’ha ottenuta in passato deve sempre essere in possesso della prescritta capacità tecnica; non ci riguarda perché non si tratta del certificato maneggio armi del TSN, ma una idoneità accertata con esame presso le prefetture; ma chi ha scritto la norma, non lo sapeva.
In terzo luogo si regola la situazione di chi viene considerato idoneo per aver prestato servizio militare o presso un corpo armato dello Stato o nei ruoli civili della p.s. e si stabilisce che essi devono presentare un nuovo certificato rilasciato dal TSN se sono trascorsi 10 anni dalla fine della prestazione del servizio. Dalla interpretazione esposta deriva però la conseguenza logica che coloro i quali entro 10 anni dalla fine del servizio armato hanno ottenuto una licenza di porto d’armi, continueranno ad essere idonei al maneggio armi anche in futuro come qualsiasi altro cittadino; facile comprendere che il solo fatto di avere una licenza di porto d’armi rappresenta una forma di allenamento continuo a loro maneggio e non è alcun motivo di rinfrescate presso un poligono del TSN.
In quarto luogo si regola la situazione di chi “esibisca” un certificato maneggio armi del TSN; cioè la norma conferma che chi ha già avuto in passato una certificazione di idoneità al maneggio armi non deve mai ripeterla o rinnovarlo. Il verbo esibire ha usato a sproposito perché la nuova normativa stabilisce che il cittadino non deve mai certificare cose già a conoscenza della pubblica amministrazione; siccome il TSN è un ente pubblico, è sufficiente che il cittadino autocertifichi di aver conseguito l’idoneità. Questa frase il legislatore avrebbe potuto risparmiarsela perché in sostanza ha scritto che non deve presentare il certificato del TSN……  chi già c’è l’ha, il che è lapalissiano.
Attenzione: La limitazione temporale di dieci anni per chi abbia prestato servizio armato non può essere riferita a chi esibisca il certificato; la frase prevede ciò per chi in passato ha prestato il servizio armato e quando parla di chi ha il certificato del TSN usa il verbo al presente e non avrebbe senso una frase in cui si scriva “chi nei dieci anni antecedenti alla presentazione della prima istanza esibisca …
Quindi è chiaro che le disposizioni su chi ha prestato servizio armato non riguardano il cittadino che vuol fabbricare o commerciare armi perché sono richieste nozioni e accertamenti che nulla hanno a che vedere con il servizio militare o in polizia; per il cittadino che invece vuole una licenza di porto d’armi, non cambia nulla: se ha fatto il servizio miliare è considerato valido per tutta al vita; se non lo ha fatto deve andare al TSN e  ottenere un certificato che vale per tutta la vita.,

Sembra proprio di capire che al ministero non abbiano molta fiducia nell’abilità a maneggiare armi di coloro che sono stati istruiti nell’esercito o dalla stessa polizia! È probabile che chi ha scritto la nuova norma nel 2010 volesse stabilire un limite temporale alla validità del servizio militare e del certificato del TSN (è una nota fisima del ministero, già espressa in un parere del 2004), ma fisima era e fisima è rimasta. Nella nuova norma nulla viene detto al riguardo.
Nel 2010  la norma era stata spacciata dallo stesso Ministero come diretta a porre un limite temporale alla validità del certificato del TSN, probabilmente per far fregare ai cittadini un po’ di soldi dall’UITS, e un po’ tutti (me compreso) avevano ipotizzato soluzioni di validità temporanea  del certificato, sempre sperando che il Ministero chiarisse ufficialmente la sua opinione. 
Ora però che vengo informato che a Napoli  pretendono di far rifare il maneggio armi  ad un cacciatore perché ha la licenza da più di 10 anni, e che a Roma hanno richiesto un nuovo certificato per rilasciare porto d’armi una guardia giurata che già aveva la licenza di tiro a volo in corso di validità, è il momento di dire che si devono chiarire le idee; non si può far dire ciò alla legge ciò che non dice, neppure con la più talebana della interpretazioni.
Si deve anzi prendere atto che il legislatore non ha modificato la norma per  cui non è richiesto il maneggio armi per collezionarle e che pertanto ha confermato implicitamente che non è richiesto il certificato maneggio armi per il nulla osta al loro acquisto e che le diverse prassi seguite nelle questure sono illegali perché in contrasto con la legge.