L'entrante....

(i piattelli ed altro che vengono verso di noi...)


Frequentando abitualmente i Campi di Tiro del Regno (anche se di solito si finisce per andare, a turno, sempre negli stessi due o tre Impianti) sarà capitato anche a voi di imbattervi (senza averlo minimamente cercato) nel tipo cosiddetto “ENTRANTE”.
Infatti al Tiro si chiamano così non soltanto quei piattelli che, nello SKEET e nel Percorso di Caccia in Pedana, allorché chiamati vanno rapidamente verso chi spara regalando spesso un bello zero, se non si adotta qualche accorgimento su dove mettere le canne al momento di premere il grilletto!
“Entrante” è anche il tipo che pur avendo iniziato da poco a calcare le pedane, si presenta armato ed in parte equipaggiato il sabato o la domenica mattina sull'Impianto e fa mostra -con i suoi atteggiamenti e i discorsi davanti al bancone del bar nella “club-house”- di essere un esperto della materia, un veterano, magari appena rientrato da CONCEPCION in Cile per la recentissima prova di Coppa del Mondo delle varie Specialità olimpiche, insomma uno che sa il fatto suo e che ha già capito tutto di come funziona il “giochino”.
Il tizio, solitamente educato ed anche simpatico, con atteggiamenti tipici da “PIACIONE” verso il prossimo, si trova perfettamente a suo agio a discorrere con gli altri Praticanti di fucili, canne, strozzature, cartucce, polveri, grammature e numeri del piombo... Si tradisce tuttavia da alcuni particolari in quanto difficilmente nomina gli inneschi ed i tempi di canna di una munizione, mentre sa perfettamente che quelle “col fondello più alto” sono più potenti! Ancor prima che possiate confrontarvi con lui per una serie in pedana (dove magari se è in giornata può fare anche 20, che non è certo poco...) riconoscete l'ENTRANTE dalla sua irrefrenabile smania di parlare degli aspetti tecnici dell'equipaggiamento, più che dei tecnicismi per colpire i piattelli in volo.
Egli solitamente è equipaggiato all'essenziale: le cuffie sono in prestito, il giubbino appare “vissuto”, dandogli un'aria da esperto “calcatore delle pedane”, ma in realtà è stato un dono di qualche altro Tiratore che avendone tre o quattro a casa, si è liberato ovviamente di quello più scrauso e contrasta col berrettino di tela con visiera che è invece nuovissimo, con il logo di una ditta che produce mangimi per cani ed avuto in regalo dal Gestore del Campo, mentre le cartucce (al di là di tutti i discorsi sul fondello in ottone, velocità iniziale e penetrazione dei pallini) saranno quelle che costano meno all'armeria del Campetto, vanno bene anche quelle semi-artigianali col piombo riciclato, tanto -come ama dire l'Entrante- una vale l'altra, basta prenderci ed il piattello si rompe ugualmente...
Tuttavia, se ancora vi fossero delle incertezze, per identificare senza ombra di dubbio l'Entrante basta guardargli il fucile. Al riguardo non dovete far nulla se non aspettare, in quanto egli ve lo mostrerà con orgoglio, iniziando a decantarne le doti e gli aspetti tecnici, mentre entra in pedana per una serie alla Fossa... Si può credere -da come ne parla- che abbia in mano un ambìto esemplare del nuovo sovrapposto “Beretta DT-11”, mentre vi accorgete che trattasi di un vetusto “catenaccione” (per il quale il termine di "usato" appare eccessivo), prodotto in epoca remota in una qualche bottega artigiana della Val Trompia e comunque ancora funzionante, nonostante le ingiurie del tempo e la scarsa manutenzione. In subordine, l'Entrante brandeggerà con orgoglio un fucile di marca, comprato d'occasione, il classico “VERO AFFARE”, che però monta canne pesantissime da 78 o da 81 cm. e fortemente sbilanciate in avanti; insomma uno strumento di quelli che alle armerie è difficile piazzare, per intuibili motivi... Altrimenti, il soggetto sfodererà un canonico attrezzo tipo “PERAZZI MX-8” o “Beretta S-682”, ben conservato ed avente misure, pieghe, canne, strozzature e legni rigorosamente “STANDARD”, ma vi vorrà far credere di avere fatto comunque un acquisto favorevole sia nel prezzo (nonostante l'abbia pagato il 30% in più della quotazione di mercato...), sia per la bellezza dell'oggetto stesso, della serie: “Hai visto la brunitura delle canne? E' perfetta! E i legni? Sono proprio belli! Imbraccialo, guarda: questo fucile vien bene a tutti... ecc. ecc.”.
In questo vi deve anche insospettire il fatto che non parli male del calcio che c'è montato su (anzi, ne decanta i pregi...) e non manifesti l'intenzione di volersi urgentemente recare da qualche parte (finanche a Brescia) per il famigerato “calcio su misura”, ritenuto la soluzione a tutti i problemi in pedana. Probabilmente è ancora presto: infatti, se l'Entrante continuerà a praticare il nostro amato Sport farà in tempo a sfoderare anche lui tutte le fissazioni e le manie tipiche dei “T.F.S.” (“Tiratore Fenomeno Speciale”), mentre se -come più frequentemente accade- si accorgerà che il Tiro è una cosa seria e non serve fare il “PIACIONE” con la cameriera del ristorante sul Campo per rompere i piattelli, allora rischiamo di non incontrarlo mai più.
Egli scomparirà nel nulla, così come un giorno si era presentato in pedana, accompagnato da qualcuno nel frattempo resosi latitante anche lui, che lo aveva assistito nella prima serie della sua vita e dove aveva frantumato 3 o 4 piattelli com'è capitato a tutti noi, ma che nei racconti successivi erano poi diventati 14 (se non addirittura 16) su 25!
Peccato, se l'Entrante dovesse abbandonare la disciplina, sia perché è un divoratore di serie (per lui l'unità di misura non è il singolo bersaglio, bensì la “marca-piattello”) con somma gioia dei Gestori, sia perché era partito proprio bene per poter diventare un giorno un valido “T.F.S.” ed attualmente -con la crisi che c'è- sono molto diminuiti pure quelli...

 

 

Nei campi di tiro si sente dire.........

 

In occasione delle grandi Gare o delle competizioni “di cartello” (ma anche se si tratta di “poule” a prosciutti e uova di Pasqua), battendo le pedane, si sentono i Tiratori al termine della serie fare commenti davvero interessanti, soprattutto se –poniamo- si tratta di praticanti esperti (o ritenuti tali) che hanno chiuso a meno di 20, in qualsivoglia specialità del Piattello.
Se ci mettessimo ad osservare attentamente le reazione di questi perseguitati in Pedana dal destino “cinico e baro” e ascoltassimo le loro esternazioni, potremmo capire meglio tante cose, sia della bellezza del nostro mondo e sia della sconfinata capacità della mente umana…
Non senza fatica, ci siamo premurati di raccogliere nel tempo le principali lamentazioni/giustificazioni dei colleghi Tiratori, appartenenti a varie Categorie federali ed umane, che il tale giorno, nella tale Gara (a cui tenevano tanto…) hanno chiuso a 39 sulle due serie previste.
Di solito, si incomincia con banalità del tipo:
“Stanotte non ho dormito niente e non vedevo neanche le canne…”;
“Sto provando il calcio nuovo che mi sono fatto fare su misura… Sì, l’ho ritirato ieri pomeriggio da Geppetto al Paese dei Balocchi”;
“Le cartucce che sparo io di solito, qui non ce l’hanno e così ho provato queste caricate con la “Stradite” (nota polvere di strada) ma… per carità!”;
“Sono stato a pranzo da mia suocera e –che te lo dico affà- sono uscito da casa col fegato sulla cariola”;
“Da stamattina ho un mal di testa che mi si spacca… Ho preso anche un Aulin, ma è come fosse stato acqua fresca!”;
“Mi scappava di andare in bagno e ho fatto male a non andarci… Sono stato per tutta la serie a ecc. ecc.”;
“Ieri sera la signora è stata molto esigente… Capisci a me!”;
“Ci ho un raffreddore che mi fa lacrimare continuamente gli occhi: non vedevo l’uscita dei piattelli…”;
“A pranzo m’hanno fatto bere un fiasco di Chianti con le pappardelle al sugo di cinghiale e di piattelli ne vedevo due alla volta…”,

per passare poi a “concetti” un pochino più elevati, del tipo:
“Queste cartucce non sono più le stesse: i bossoli sparati hanno uno strano odore… Chissà che polvere scrausa ci mettono dentro adesso, per risparmiare?”;
“Il tiratore prima di me non ha fatto altro che mandarmi i bossoli sui piedi per tutta la serie” oppure “si è sempre mosso dalla pedana appena sparato e mi si metteva appiccicato dietro mentre stavo tirando io”;
“Ho montato questo spessore in gomma di due millimetri sul calcio (fissandolo col nastro isolante degli elettricisti), ma adesso il fucile è troppo dritto…”;
“Ma su questo campo i piattelli sono quasi tutti “fuori-tempo”…;
“La sensibilità dei “phono-pull” è tarata per un branco di scimmie urlatrici… Ma come si fà?”;
“Il sole a un certo punto si è coperto e non ho più visto l’uscita dei piattelli… E’ lì che ho sbracato!”;
“A metà serie è passata dietro sulla strada quella “Ferrari” che ha tirato la seconda a 7.000 giri e io ci ho fatto un “triciclo”…;
“Mi sono usciti la metà dei piattelli rotti, anche per due o tre volte di seguito… Non è possibile, sempre a me !”;
“Il tiratore due pedane prima di me aveva una chiamata da pecoraio, che mi ha mandato al manicomio! Non ci ho capito più niente…”,

per terminare infine -"Alta Scuola"- con le immancabili argomentazioni dei “T.F.S.” (“Tiratori Fenomeni Speciali”), solitamente auliche ed incomprensibili alla maggior parte degli astanti, che sono gente alla buona che viene la domenica al Campo con la famiglia per divertirsi e magari quando riesce a fare 20 è pure contenta.
I tiratori “di livello”, oltrechè nell’abbigliamento “tecnico” (paraocchi come i cavalli, guanti con le mezze dita come i barboni, berrettino con inclinazione calibrata della visiera, scarpe dello sponsor col plantare calibrato all’alzata necessaria per colpire i centrali, ecc. ecc.) devono essere tali anche nelle lamentazioni: mica possono accontentarsi di trovare scuse da piscuano, come la pioggia, il vento, la “panza piena", la suocera o il cagotto!
Solitamente, a fine serie o gara, a chi gli si fa incontro con aria interrogativa circa il loro appena acquisito e conclamato 41/50, sbottano con esclamazioni del tipo:
“Ma chi ha toccato le macchine rispetto a domenica scorsa? Così lo schema federale n. 7 è andato a puttane!”;
“Giovedì sono stato a Brescia a far alleggerire di due grammi lo scatto ma adesso stò “cappero” di fucile spara da solo!”;
“Non riesco a mettere una seconda canna: l’effetto parallasse è certamente dovuto a questi occhiali da tiro con le lenti viola foto-assorbenti e le stanghette molleggiate che mi si muovono sul naso col rinculo fra la prima e la seconda…”;
“Ho messo troppa vasellina sullo zigomo e il calcio del fucile mi andava a spasso su tutta la faccia!”;
“Prima o poi mi dovrò decidere ad operarmi alla spalla per la riduzione microchirurgica di una frangia cartilagìnea scapolo-omerale che mi impedisce di girarmi bene a destra: sui laterali di 45° mi causa l’effetto “fine-corsa”…;
“Oggi non ho fatto gli esercizi di “training autogeno” come si deve! Quando riesco a concentrami bene non faccio meno di 49”;
“Voglio mettermi a tirare all’Elica, ma non mi va di perdere tutti gli sponsors”;
“Sono in iper-allenamento: questa settimana ho sparato più di venti serie su quattro campi diversi!”;
“Al primo zero è come se avessi già perso la gara… Pensare che io, proprio io in persona, non possa più fare 25 mi deconcentra!”,
e potremmo continuare così per pagine e pagine.

Chissà perché in questi casi quasi nessuno dice mai la cosa più semplice e vera, che è:
“Oggi ho sparato male e basta. La colpa è mia! Se sparassi sempre bene, infatti, andrei alle Olimpiadi di Pechino e non starei su questo Campo della mutua a fare la “poule”, insieme a questi altri cinque poveracci come me, per portare a casa un prosciuttino tisico da quattro chili e mezzo con tutto l’osso!”.
Del resto, il nostro Tiro a Volo è un grande sport proprio perché ognuno ci sta dentro come gli pare…
L’importante è crederci!