In questa pagina,alcuni consigli su come utilizzare armi e acessori inerenti senza creare danni e divertirsi veramente

 

A proposito di pulizia e manutenzione armi in genere, uno dei prodotti piu efficaci , ma un pò dimenticati, causa modernità e mode del momento è il vecchio petrolio bianco. Reperibile in qualsiasi buona ferramenta, sostituisce in modo eccellente se non più, i moderni prodotti usati per la pulizia delle armi. L'unica avvertenza è quella di evitare il contatto con le parti in polimero o plastica. Per le canne molto sporche và benissimo, e dopo averle ben pulite e asciugate, ripassatele con del buon olio per armi e il gioco è fatto!  Anche il cosidetto gasolio agricolo va bene per la pulizia profonda, ma il petrolio bianco è insuperabile.

SPIOMBATORE - SRAMATORE

Una voce che gira da tempo tra gli utilizzatori delle palle in piombo è che per pulirla dopo una sessione di tiro e conseguente impiombatura è usare palle blindate per togliere la lega quasi "saldata all'interno della canna”. Ricordo che di norma le palle blindate misurano qualche millesimo in meno di una palla in piombo (per esempio la palla 9mm FMJ di solito è in .355 mentre quella in lega .356) quindi và da sé che stiamo rischiando di riempire i “vuoti” delle rigature con feroci impiombamenti. E' un problema che ho riscontrato sopratutto su canne lunghe e calibri da arma corta come la Beretta Cx4. Con la canna pesantemente impiombata, sparando alcune palle camiciate otterremo sicuramente una discreta sovrapressione nei primi colpi a canna sporca, non percepibile ma certa, inoltre comprimeremo in modo molto energico il piombo residuo in canna causando laminazioni aderentissime soprattutto ai bordi e negli spigoli dei vuoti di rigatura, questi depositi, di superficie ridotta ma presenti nei punti più importanti dell'anima di canna, sono evidenti solo tramite una ispezione con un boroscopio mentre a occhio non si vedono. Per levare il piombo un sistema economico, sicuro e veloce è passare nella canna un pezzo di quelle matasse di fili di bronzo (NON acciaio inox) venduti nei supermercati per pulire le pentole (le c.d. “spugnette”). Ne tagliate un pezzo, lo avvolgete su uno scovolo o su un portapezzuola e scovolate la canna, senza olio o solvente. Per sramare, in commercio troveremo vari prodotti, il componente comune a tutti è l'ammoniaca industriale diluita al 40% . Per rimuovere le tracce di rame potremo quindi tamponare (SOLO) l'interno della canna con del comune Cillit Bang (reperibile in tutti i supermercati). Ricordo comunque che il miglior prodotto è sempre “l'olio di gomito” e uno scovolino in bronzo!

E se non è sufficiente? Allora sarà possibile utilizzare lo scovolo in acciaio, ma completamente immerso nell'olio motore esausto, così da rimuovere i metalli più teneri (piombo, rame etc.) senza danneggiare le parti interne dell'anima della canna.

 

 

 

 

 

 

Alcuni consigli per i neo tiratori  ai malefici piattelli.

In questa sede (e sempre con la dovuta ironia) appare opportuno sorvolare sull'arma e le munizioni utilizzate, l'attrezzatura, il giubbino, le cuffie, gli altri accessori, il colore delle lenti negli occhiali da camaleonte, i “paraocchi” come i cavalli ed i guanti con le “mezze dita” come i barboni, la pelle di daino appesa al fianco anche in inverno e la vasellina sullo zigomo dove appoggia il nasello del calcio, per concentrarsi invece sul vero motore dell'azione di tiro, su colui il quale deve veramente colpire il bersaglio in volo: il TIRATORE.
Quindi, partendo dal presupposto che questi sia un soggetto “normale”, dotato di idonea attrezzatura per lo scopo che si prefigge, proviamo ad elencare taluni accorgimenti che dovrebbero condurre -col tempo e la costanza dell'allenamento- ciascuno di noi a decenti risultati in pedana, consentendoci sia di “salvare la faccia” col prossimo, sia di portare ogni tanto a casa qualche cesto natalizio od uovo di Pasqua che sia, oppure un prosciuttello, una lonza o almeno un paio di bottiglie di prosecco nelle gare gastronomiche che costantemente si disputano sui Campi del Regno, per la gioia di “grandi & piccini”!
Cominciando dal basso, la POSIZIONE dei PIEDI è essenziale in pedana, secondo il detto che “il piattello si rompe coi piedi”. Osservare la posizione di chi spara meglio di noi può essere utile per farsi un'idea, ma ciascuno mette i piedi sul gommato nero in maniera diversa: l'importante è
che la posizione da noi assunta sia equilibrataper il corpo e consenta una rotazione del tronco da entrambe le parti, senza sbilanciamento delle spalle. Insomma: l'equilibrio della parte inferiore del corpo consente il movimento armonico di quella superiore... Un solo accorgimento: provare più volte la posizione “in bianco” (cioè col fucile imbracciato scarico), fin quando si riuscirà a stare con le gambe ferme anche in fase di rotazione del busto.
Una volta messi bene i piedi, con la giusta angolazione e distanza fra loro, non muoviamoli più fino a quando dovremo scorrere alla pedana successiva, ma pensiamo ad IMBRACCIARE il FUCILE.
Anche qui bisogna rifuggire da atteggiamenti esasperati e plateali, che a nulla giovano se non a farci “sberleffare” dai colleghi di pedana, sempre pronti a cogliere ogni nostra debolezza!
Il calciolo del fucile trova naturale alloggiamento nell'incavo della spalla (senza sporgerne al di sopra, né essere posizionato a lato della tetta...), mentre il viso si “appoggia” con fermezza sul legno del nasello senza premere eccessivamente, evitando accuratamente torsioni del collo verso l'interno del calcio e/o piegamenti della testa verso il medesimo, al fine di “cercare” con l'occhio la linea di mira.
La TESTA deve rimanere in linea col corpo (quindi non piegata di lato) e nemmeno eccessivamente inclinata verso il basso: è il BUSTO che si flette leggermente in avanti prima della chiamata e non la testa.
La CHIAMATA del bersaglio ci deve venire naturale e non dobbiamo nemmeno accorgerci di averla fatta, tanto dobbiamo essere concentrati sul gesto atletico da compiere (cioè, rompere il piattello in volo). Da evitare le chiamate “strane” (come PULL, DAI, MANNA, SI, VAI, AHH e così via, come tante se ne sentono), nonché l'eccessivo tono della voce, le “orribili favelle” ed i fonemi da “scimmie urlatrici”, che fanno sobbalzare i vicini di pedana e recano consistente disturbo (per non dire peggio...) al prossimo. L'importante è che la chiamata sia sobria, non strascicata, sufficiente ad attivare il “phono-pull” e tale da non scomporci dalla posizione nel momento cruciale. Osservando gli altri Tiratori, si noterà che la maggioranza pronuncia un “OHH” chiaramente udibile e sempre eguale piattello dopo piattello, avendo cura di non muovere un muscolo nella foga della chiamata stessa e di non essere distratti dalla propria voce.
Tale IMMOBILITA' alla chiamata/uscita del piattello rappresenta il “segreto della felicità” per chi spara, essendo la nostra passione un tiro “ISTINTIVO” e non certo un tiro mirato.
Di contro, vi è la CERTEZZA dello ZERO se:
- ci si muove all'atto della chiamata;
- si alza la testa (anche in maniera impercettibile) dal calcio, alla vista del bersaglio;
- si muovono gli occhi sulla “zona” dove il piattello è diretto, perdendo così di vista la sua traiettoria;
- si “parte” col fucile senza avere agganciato il bersaglio in volo;
- si sparano i due colpi in rapidissima successione, senza rendersi conto di dove fossero le canne al primo colpo.

Quindi sarà bene evitare questi frequenti errori, subdoli e spesso “nascosti” anche all'interessato, che si danna per capire come e dove ha sbagliato, senza che nessuno degli astanti glielo sappia dire con certezza, dal momento che quando si spara gli altri guardano sempre il bersaglio in volo e mai il Tiratore!
Dato per scontato che, alla chiamata, il piattello dovrebbe uscire senza ritardo, la PERCEZIONE della sua traiettoria è essenziale per poterlo colpire. Anche questa fase rientra tra quelle affidate al nostro cervello, più che alla nostra volontà,ed è essenziale che il corpo/fucile sia immobile fin quando l'ISTINTO -in pochi decimi di secondo e con una sorta di AUTOMATISMO- ci consentirà di portare le canne sul bersaglio, superarlo e premere il grilletto nello stesso tempo, SENZA FERMARCI. Se il movimento sarà stato correttamente eseguito, con fluidità e senza “strappi”, a seguito di una percezione non falsata da visibilità precaria, maltempo od altre cause naturali, il bersaglio verrà colpito agevolmente e con una naturalezza che rafforzerà in modo consistente anche la fiducia del Tiratore nelle proprie capacità. In tal modo, si innesca un “circolo virtuoso” che ci porta a sparare sempre meglio e con maggiore padronanza su ciò che stiamo facendo, dandoci quella sensazione inebriante che viene descritta in tanti modi di dire, ma che si chiama “STATO di GRAZIA” in pedana! Questo si realizza quando si ha la ferma convinzione che “Oggi è impossibile fare zero”... Tale stato è difficile da ottenere, se non si ha fiducia in ciò che si fa e nelle proprie possibilità.
Quindi, oltre alla forma psico-fisica indispensabile per sparare bene, occorre essere convinti che “CE LA POSSIAMO FARE”, soprattutto affidandoci all'istinto che ci farà compiere i movimenti giusti al momento giusto e nel modo giusto! Il “voler fare” qualcosa di preciso in pedana, forzare la propria natura, rallentare o accelerare il tempo di sparo, voler “rompere a tutti i costi” il piattello, sono atteggiamenti deleteri e che nel tempo non portano a nulla di buono, ingenerando sfiducia e scarsa auto-stima...
Detto questo, per concludere, due aforismi particolarmente apprezzati fra i tanti ascoltati e nei quali credo fermamente:

- nel Tiro a Volo tutto quello che conta davvero è DIETRO al calciolo...
- quando la MENTE ha memorizzato il movimento, il Tiratore non può più fare zero.

Nella speranza di essere stato utile ai rari lettori, mi accorgo che ci sarebbe ancora tanto da scrivere su come riuscire a sparare bene e... vivere felici! Si potrebbe pure tornare in argomento... Chissà?

LA CARTUCCIA PER IL TIRO A VOLO

Nei moderni fucili ad anima liscia in genere ed anche in quelli da Tiro, gli elementi della carica sono contenuti nella cartuccia, che si compone di bossolo in plastica (quelli di cartone sono di fatto quasi scomparsi dall'uso comune, in quanto anti-economici e permeabili all'umidità), completo di innesco, di un'appropriata dose di polvere, del borraggio ("borra - contenitore" in plastica), della carica di pallini del peso stabilito a seconda della specialità dedicata, e relativa chiusura del bossolo, ormai sempre "stellare" (a 6 o 8 pliche).
Il bossolo, oltre a contenere l'intera carica, deve avere una resistenza meccanica e una sufficiente elasticità per aderire alla camera di scoppio e impedire la fuoriuscita dei gas. Esso è formato da un fondello ricavato a stampaggio e da un lamierino di ferro che ospita il tubo di plastica. Nel fondello viene poi introdotto un rinforzo anulare (detto "buscione"), che realizza la giunzione meccanica tra fondello e tubo e costituisce una cavità di assetto razionale della polvere da sparo in rapporto all'effetto incendivo della capsula. I bossoli sono costruiti in tre diverse altezze nominali: 65, 67 e 70 mm., ma sarà utile usare i bossoli alti 70 mm. per ottenere il massimo rendimento dalle cartucce (infatti la camera di scoppio è di analoga misura).
In relazione all'altezza del collarino esterno del fondello, i bossoli si distinguono in "ordinari" o "tipo 1" (8 mm.), "semicorazzati" o "tipo 2 o 3"
(12 e 16 mm.) e "corazzati" o "tipo 4 o 5" (20 e 25 mm.).
I bossoli recano al centro del fondello metallico un foro svasato per l'applicazione e il forzamento dell'innesco. L'uso ormai corrente è per gli apparecchi "doppia forza scoperti" (DFS), efficaci ed economici (fra i migliori in assoluto, il "CX 2000").
Le polveri da sparo, per la loro forma, si dividono in lamellari e granulari; mentre per il loro contenuto in "doppie basi" (composte da nitrocellulosa e nitroglicerina) e "nitrocellulose gelatinizzate" (in altissima percentuale composte dalla cellulosa, sostanza organica che si trova in natura fra i vegetali (cotone).
Per la loro maggiore progressività, i moderni caricamenti industriali italiani preferiscono utilizzare "nitrocellulose gelatinizzate", ancorchè di costo più elevato rispetto alle altre, in quanto consentono di ottenere maggiori velocità, con pressioni relativamente più basse.
Il borraggio funge da guarnizione mobile elastica rispetto ai gas di esplosione che si sviluppano al momento dello sparo e quindi deve rispondere ai requisiti di compattezza ed impermeabilità ai gas, deformabilità, elasticità, leggerezza e minimo attrito contro le pareti dell'anima della canna.
In passato, con i bossoli di cartone, tali funzioni era affidate al feltro grassato, al sughero ed ai cartoncini. Con l'avvento delle borre-contenitore in plastica si è compiuto un notevole passo avanti nelle funzioni del borraggio. Infatti, ad esempio, la parte della borra che va a contatto con la polvere presenta quasi sempre una "cuvette", che permette di ottenere una perfetta tenuta dei gas di combustione. Al di sopra della "cuvette" vi è sempre un dispositivo elastico ottenuto a volte con un "cuscinetto d'aria", altre con alveari ricavati sulla plastica stessa. Questo ha due funzioni fondamentali: proteggere la colonna dei pallini dall'urto violento causato dalla deflagrazione della polvere; diminuire il fastidio dovuto al rinculo dell'arma all'atto dello sparo, che riceverà un urto più attenuato.
La borra in plastica di solito termina con un contenitore di pallini che evita lo sfregamento degli stessi contro le pareti della canna ("impiombatura"), con minore loro deformazione. Tutto quanto sin qui detto circa il borraggio, ovviamente, si tramuterà in una migliore distribuzione delle rosate.
Oggi le borre in plastica prodotte industrialmente risultano assai accurate, regolari e precise nelle dimensioni impostate, talchè anche la macchina orlatrice eseguirà con maggiore facilità e precisione la sua opera, riducendo gli scarti di pressione e le differenze di velocità fra una cartuccia finita e l'altra, nel medesimo lotto di caricamento.
I pallini di una cartuccia devono essere sferici, di diametro fisso, ben grafitati e lucidati in modo da ottenerne la massima scorrevolezza, che agevola il caricamento.
Essi vengono da quasi tutte le ditte prodotti per stampaggio (il metodo "a caduta" è da ritenersi ormai obsoleto), con una lega di piombo e antimonio (in piccolissima percentuale per aumentarne la durezza). Possono essere "temperati" o "nichelati" e più sono perfetti migliore sarà la rosata ed il rendimento balistico della cartuccia sul bersagio.
Nel Tiro a Volo, per il piattello la carica di piombo ammessa è di gr. 24 o gr. 28, a seconda della categoria di appartenenza del Tiratore oppure dell'età e del sesso.
Il numero di piombo maggiormente usato nel Trap è il 7 e 1/2, anche se eccellenti risultati taluni ottengono con il n. 8 (che è di un decimo di millimetro più piccolo).
Nello Skeet si usa normalmente il n. 9 e 1/2, mentre allo "Sporting" (o "Percorso di Caccia") è dedicato il n. 8 e 1/2, ma taluni utilizzano il n. 8 ed altri il n. 9, con eguali buoni risultati, semprechè il bersaglio sia colpito.
Nel tiro all'Elica sono state mutuate le grammature ed i numeri del piombo a suo tempo previsti per il Piccione: piombo dal n. 6 al n. 9 (ideale risulta il n. 7, soprattutto per le Eliche un pò "dure") e grammi 36 al massimo (si sconsiglia caldamente l'utilizzo di piombo nichelato, "gran bucatore", ma "pessimo rompitore"...).
Purtroppo nelle moderne cartucce manca una componente essenziale per mettere a segno le fucilate e cioè la rara "MIRITE", la quale -al pari del coraggio di Don Abbondio- se "uno non ce l'ha, non se la può dare..."

 

 

Altri consigli ai neofiti tiratori

 

Poniamo il caso che questa rubrica sia visitata casualmente da qualche vero “principiante” che non abbia proprio idea da che parte si cominci a praticare il nostro meraviglioso Sport e che speri di trovare da queste parti qualche utile suggerimento per chiarirsi le idee, magari all’inizio un po’ confuse.
Ecco, per questi “futuri” Tiratori, oggi ci permettiamo di dare qualche modesto suggerimento per evitare quella “confusione” quasi fisiologica che all’inizio ha posseduto tutti noi.
Tanto per cominciare, al piattello –nelle sue tre Specialità olimpiche ed anche al Percorso di caccia- si spara solitamente mediante un fucile sovrapposto in cal. 12; è pur vero che esiste anche un Campionato Italiano ed altre Gare dedicate al cal. 20 ed anche Tiratori che utilizzano fucili semi-automatici per il Tiro: si tratta di eccezioni rispettabilissime e consentite, ma pur sempre eccezioni.
Il sovrapposto da tiro al Piattello-Fossa (detto anche internazionalmente “Trap”) ha solitamente canne lunghe cm. 75 (ne esistono con canne da 74 cm., come pure da 76 cm. ma cambia poco…) e strozzature convenzionalmente indicate in ** (2 stelle) per la prima canna (che è quella inferiore) e * (una stella) che è quella superiore. Il sistema di scatto si giova di un monogrillo (un solo grilletto) non selettivo con scatti abbastanza leggeri e veloci: i percussori sono lanciati mediante molle “a lamina” o, più recentemente, “a spirale”. Entrambi questi sistemi hanno dimostrato estrema affidabilità e potenza di percussione nel tempo.
Rispetto al fucile da caccia, il sovrapposto da “Trap” è più pesante (intorno ai tre chili e mezzo, con “attrezzi”che sfiorano i quattro chili) ed il calcio in legno è più “dritto”, nel senso che all’atto dello sparo il centro della rosata sarà portato poco sopra il punto mirato; questo perché, uscendo appunto i piattelli dalla “Fossa”, si sparerà di fatto sempre a bersagli “montanti”.
Il calcio avrà anche una piega in orizzontale, detta “vantaggio”, che sarà destra per i destri e viceversa. Tale “vantaggio”, di non trascurabile importanza, sarà l’ultimo scoglio di “aggiustamento” del fucile perfetto; infatti prima dovranno essere affrontati numerosi altri aspetti e solo quando il Tiratore-neofita arriverà a sbagliare unicamente i bersagli destri o i sinistri sarà il caso di “toccare” il vantaggio del calcio che ci è capitato. L’arma da tiro dovrebbe essere fornita in una valigetta con i vari scomparti per riporvela smontata e per gli accessori (panno di cotone per la pulizia, bomboletta di olio spray, cartucce inerti “salva-percussori”, ecc.), mentre sono da evitare i foderi “mosci” che si usano per la caccia.
Acquistato il fucile con le caratteristiche suddette (possibilmente usato e senza spendere cifre da capogiro), per cominciare ad andare in Pedana è indispensabile munirsi di una paio di cuffie da indossare SEMPRE quando si spara ed anche quando si sta a guardare gli altri, e di un giubbino con ampie tasche laterali per riporvi le cartucce e gli effetti personali necessari durante il tiro.
Il giubbino dovrà essere leggero, comodo e non stringere sull’abbottonatura neanche in inverno, quando si andrà a sparare con due maglioni sotto. Inoltre, sulla spalla dove poggia il calciolo in gomma del fucile, dovrà avere un riporto in panno scamosciato o in microfibra anti-sdrucciolo: sarà bene evitare i riporti in pelle (o finta-tale) che, soprattutto in estate, fanno sudare in quel punto e, ripiegandosi all’atto dell’imbracciata, fanno “cordone” col risultato –tempo tre o quattro serie- di piagare la spalla del povero Tiratore. Purtroppo di queste “piaghe” alla spalla, si tende a dare intuitivamente la colpa al calcio del fucile e magari si cambia quello, anzichè prendere un giubbino adatto!
Per cominciare, come attrezzatura base, non serve altro: le bardature da “ROBOCOP” dei “T.F.S.” (“Tiratori Fenomeni Speciali”) e la “vasellina” sulla faccia idonea verranno in tempo più avanti.
Per sparare al Piattello occorrono poi le cartucce, la cui grammatura è stabilità dal Regolamento in 24 gr. o 28 gr., a seconda della Categoria di appartenenza, come pure per l’età od il sesso di chi si cimenta in Pedana. Il numero del piombo convenzionalmente più usato è il 7 e ½ (diametro dei pallini mm. 2,4), ma eccellenti risultati si ottengono anche col n.8 (mm.2.3). Per chi inizia, cartucce da 24 grammi vanno più che bene, anche perchè dovrebbero avere minore rinculo allo sparo rispetto a quello -già sopportabilissimo- delle “sorelle maggiori” ed oltretutto, avendo una minore carica di piombo, sono anche più veloci.
All’inizio, le cartucce “migliori” sono quelle che costano meno o, meglio ancora, quelle che vi dovessero regalare. Col tempo poi –non prima di aver seminato qualche quintale di piombo- ciascun Tiratore selezionerà la cartuccia ideale, secondo il detto che “la cartuccia migliore è quella che per noi è la migliore!”. Come non basta una costosa penna di marca per scrivere bene, se non si ha una buona calligrafia, parimenti non sono le cartucce “tipo 4” da 5,50 Euro al pacco che fanno rompere i piattelli: per fare 15-16 su 25 vanno bene tutte…
La posizione da assumere in pedana và copiata dagli altri Tiratori quando sparano, avendo cura di osservare attentamente quelli che i piattelli li rompono per davvero, e non sentendo le chiacchiere al bar della “club-house” dei tanti che “possiedono la verità” e poi fanno 25 solo quando nessuno li vede e mai in gara!
Si incomincia sempre dai piedi (altro detto: “Il piattello si rompe con i piedi…”), la cui posizione è fondamentale: per i destri, il piede sx è avanti, leggermente piegato verso dx, mentre il piede dx resta indietro quasi orizzontale: ovviamente la postura dev’essere armonica e mai forzata; il risultato sarà un buon bilanciamento su entrambe le gambe, con preponderanza del peso del corpo su quella sinistra (per i mancini, tutto al contrario…).
Le canne, dopo l’imbracciatura, andranno poste sulla buca. alla base del punto dove uscirà il piattello alla chiamata; di solito vi è un segno bianco, una freccia, insomma un qualcosa che dovrebbe dare la posizione della macchina centrale delle tre che si trovano sotto la copertura catramata della fossa. Qualcuno si trova meglio a porre le canne per la chiamata subito sopra la buca medesima, nel metro o due di prato che ricomincia dopo la copertura anzidetta. Anche in questo caso sarà l’esperienza che insegnerà a ciascun Tiratore, in base ai risultati, qual è il punto di attesa migliore per il suo modo di sparare; è sempre bene comunque evitare le esasperazioni con canne puntate a terra o, peggio ancora, in cielo, in quanto non consentono di percepire bene l’uscita del bersaglio che si spera poi di “intercettare” in volo.
Al Piattello si spara con entrambi gli occhi aperti (anche se vi sono illustri eccezioni a questo assioma) e la cosa più difficile da apprendere –all’atto dell’imbracciatura e durante la chiamata- è quella di non muovere gli occhi dalla linea di mira (retta immaginaria che è un tutt’uno fra pupilla del tiratore, bindella, mirino e punto di uscita del bersaglio). Infatti, ogni movimento degli occhi una volta imbracciato, anche minimo, per poi tornare a reimpostarsi, sovverte inevitabilmente la linea di mira con conseguenze immaginabili sul risultato.
Un altro “comandamento” per il Tiratore è quello di riuscire a “stare fermo” sulla chiamata; infatti, l’ansia di colpire il piattello è tale che spesso si tende a “muoversi” all’atto della chiamata seguendo la propria voce, senza attendere il bersaglio in volo. Dal momento che tutto si gioca in pochi decimi di secondo, all’inizio è difficile accorgersi di questo difetto e ci si fanno “barche di zeri” senza riuscire a darsene una spiegazione.
Inoltre i numerosi astanti (che quando qualcuno alle prime pedane sta sparando, si improvvisano tutti “maestri”) guardano sempre il piattello e mai il Tiratore: così ad ogni zero gli diranno “Sei dietro…” oppure “Spara più lentamente…” od anche “Spari sopra” e non si cureranno minimamente di far notare al neofita che si muove ancora prima di aver chiamato il piattello oppure che “strappa” maledettamente per paura di non arrivare il bersaglio!
Qualcuno che voleva iniziare a sparare, tempo fa, ha chiesto sul “guestbook” di questo sito se sui campi di tiro vi fossero o meno degli “Istruttori”… Il problema -verrebbe da rispondere- è che ve ne sono anche troppi! Quelli che sanno a malapena tenere un fucile in mano, quando arriva in Pedana un povero cristo che ne sa un pelo meno di loro, si spacciano tutti per Lamberto CASTELLANI (forse il migliore fra gli Istruttori “veri” che abbiamo…), improvvisandosi “Maestri - Centratori - Aspiranti - Olimpionici” e dispensano improbabili consigli e suggerimenti spesso fantasiosi che hanno l’unico risultato di confondere ancora di più le idee al neofita, che sperava in qualche lume nelle sue prime e travagliate fasi di avvicinamento alla Pedana.
Comunque, coraggio: la Verità è per i pochi eletti che sapranno essere umili.
Se vi può essere di un qualche aiuto o, almeno, di consolazione pensate che, in fondo, anche chi scrive non è mai diventato “campione” di nulla.
In bocca al lupo!

 

I DOLORI DEL NEOFITA SUL CAMPO DI TIRO

 

Avvicinarsi ai Campi di Tiro senza un "Maestro", un "Tutore", un "Protettore", insomma un qualcuno che lo porti, lo accompagni e lo segua, è per il "neofita" della Fossa Olimpica una vera impresa a rischio!
Infatti, se lo sprovveduto aspirante Tiratore si recherà sul Campo da solo brandeggiando l'automatico con cui di solito pratica la caccia, sarà guardato con sospetto da tutti gli astanti e, una volta in Segreteria, si accorgerà di quanto sia cara la vita. Tra "marche" e pacchi di cartucce spenderà quanto un turista giapponese con la macchina fotografica al collo che visiti Venezia...
In pedana, poi, farà una barca di zeri e nessuno degli altri Tiratori gli dirà alcunchè, tanto sanno bene che non lo rivedranno mai più... E allora, chi ce lo fa fare?
Se poi, il "neofita" a fine-serie (dove avrà totalizzato sì e no 5 o 6 su 25) chiede a qualcuno un consiglio, un ausilio, un parere, ecco che c'è sempre chi -atteggiandosi a reduce da Atene o pronto per andare a Pechino- sentenzierà subito "Ma questo fucile non è adatto! Così è inutile anche provare..."
E allora il nostro "neofita" rifletterà immancabilmente sui seguenti dati di fatto, semplici quanto impietosi: che non ci prende, che gli costa per non prenderci, che ha sparato 48 cartucce in venti minuti e la spalla e la guancia gli fanno male...... Insomma per la serie: "Ma che ho fatto io di male per tribolare così?"
Conclusione: molto spesso il "neofita" non accompagnato relegherà la sua breve (ma intensa...) apparizione sul Campo di Tiro negli anfratti più reconditi della propria mente: in buona sostanza, archivierà il fatto e lo rimuoverà come se non fosse mai avvenuto, al pari di quella volta che lo convinsero ad andare a cena al ristorante birmano e poi gli venne il "cagotto", meglio noto come dissenteria.
In fin dei conti era comunque campato bene fino a quel giorno, senza aver mai sparato ad un piattello!

 

 

Cominciamo!!!!

 

 

 

(per chi comincia a tirare al Piattello la strada è tutta in salita…)
 

 

 

 Poniamo il caso che questa rubrica sia visitata casualmente da qualche vero “principiante” che non abbia proprio idea da che parte si cominci a praticare il nostro meraviglioso Sport e che speri di trovare da queste parti qualche utile suggerimento per chiarirsi le idee, magari all’inizio un po’ confuse.
Ecco, per questi “futuri” Tiratori, oggi ci permettiamo di dare qualche modesto suggerimento per evitare quella “confusione” quasi fisiologica che all’inizio ha posseduto tutti noi.
Tanto per cominciare, al piattello –nelle sue tre Specialità olimpiche ed anche al Percorso di caccia- si spara solitamente mediante un fucile sovrapposto in cal. 12; è pur vero che esiste anche un Campionato Italiano ed altre Gare dedicate al cal. 20 ed anche Tiratori che utilizzano fucili semi-automatici per il Tiro: si tratta di eccezioni rispettabilissime e consentite, ma pur sempre eccezioni.
Il sovrapposto da tiro al Piattello-Fossa (detto anche internazionalmente “Trap”) ha solitamente canne lunghe cm. 75 (ne esistono con canne da 74 cm., come pure da 76 cm. ma cambia poco…) e strozzature convenzionalmente indicate in ** (2 stelle) per la prima canna (che è quella inferiore) e * (una stella) che è quella superiore. Il sistema di scatto si giova di un monogrillo (un solo grilletto) non selettivo con scatti abbastanza leggeri e veloci: i percussori sono lanciati mediante molle “a lamina” o, più recentemente, “a spirale”. Entrambi questi sistemi hanno dimostrato estrema affidabilità e potenza di percussione nel tempo.
Rispetto al fucile da caccia, il sovrapposto da “Trap” è più pesante (intorno ai tre chili e mezzo, con “attrezzi”che sfiorano i quattro chili) ed il calcio in legno è più “dritto”, nel senso che all’atto dello sparo il centro della rosata sarà portato poco sopra il punto mirato; questo perché, uscendo appunto i piattelli dalla “Fossa”, si sparerà di fatto sempre a bersagli “montanti”.
Il calcio avrà anche una piega in orizzontale, detta “vantaggio”, che sarà destra per i destri e viceversa. Tale “vantaggio”, di non trascurabile importanza, sarà l’ultimo scoglio di “aggiustamento” del fucile perfetto; infatti prima dovranno essere affrontati numerosi altri aspetti e solo quando il Tiratore-neofita arriverà a sbagliare unicamente i bersagli destri o i sinistri sarà il caso di “toccare” il vantaggio del calcio che ci è capitato. L’arma da tiro dovrebbe essere fornita in una valigetta con i vari scomparti per riporvela smontata e per gli accessori (panno di cotone per la pulizia, bomboletta di olio spray, cartucce inerti “salva-percussori”, ecc.), mentre sono da evitare i foderi “mosci” che si usano per la caccia.
Acquistato il fucile con le caratteristiche suddette (possibilmente usato e senza spendere cifre da capogiro), per cominciare ad andare in Pedana è indispensabile munirsi di una paio di cuffie da indossare SEMPRE quando si spara ed anche quando si sta a guardare gli altri, e di un giubbino con ampie tasche laterali per riporvi le cartucce e gli effetti personali necessari durante il tiro.
Il giubbino dovrà essere leggero, comodo e non stringere sull’abbottonatura neanche in inverno, quando si andrà a sparare con due maglioni sotto. Inoltre, sulla spalla dove poggia il calciolo in gomma del fucile, dovrà avere un riporto in panno scamosciato o in microfibra anti-sdrucciolo: sarà bene evitare i riporti in pelle (o finta-tale) che, soprattutto in estate, fanno sudare in quel punto e, ripiegandosi all’atto dell’imbracciata, fanno “cordone” col risultato –tempo tre o quattro serie- di piagare la spalla del povero Tiratore. Purtroppo di queste “piaghe” alla spalla, si tende a dare intuitivamente la colpa al calcio del fucile e magari si cambia quello, anzichè prendere un giubbino adatto!
Per cominciare, come attrezzatura base, non serve altro: le bardature da “ROBOCOP” dei “T.F.S.” (“Tiratori Fenomeni Speciali”) e la “vasellina” sulla faccia idonea verranno in tempo più avanti.
Per sparare al Piattello occorrono poi le cartucce, la cui grammatura è stabilità dal Regolamento in 24 gr. o 28 gr., a seconda della Categoria di appartenenza, come pure per l’età od il sesso di chi si cimenta in Pedana. Il numero del piombo convenzionalmente più usato è il 7 e ½ (diametro dei pallini mm. 2,4), ma eccellenti risultati si ottengono anche col n.8 (mm.2.3). Per chi inizia, cartucce da 24 grammi vanno più che bene, anche perchè dovrebbero avere minore rinculo allo sparo rispetto a quello -già sopportabilissimo- delle “sorelle maggiori” ed oltretutto, avendo una minore carica di piombo, sono anche più veloci.
All’inizio, le cartucce “migliori” sono quelle che costano meno o, meglio ancora, quelle che vi dovessero regalare. Col tempo poi –non prima di aver seminato qualche quintale di piombo- ciascun Tiratore selezionerà la cartuccia ideale, secondo il detto che “la cartuccia migliore è quella che per noi è la migliore!”. Come non basta una costosa penna di marca per scrivere bene, se non si ha una buona calligrafia, parimenti non sono le cartucce “tipo 4” da 5,50 Euro al pacco che fanno rompere i piattelli: per fare 15-16 su 25 vanno bene tutte…
La posizione da assumere in pedana và copiata dagli altri Tiratori quando sparano, avendo cura di osservare attentamente quelli che i piattelli li rompono per davvero, e non sentendo le chiacchiere al bar della “club-house” dei tanti che “possiedono la verità” e poi fanno 25 solo quando nessuno li vede e mai in gara!
Si incomincia sempre dai piedi (altro detto: “Il piattello si rompe con i piedi…”), la cui posizione è fondamentale: per i destri, il piede sx è avanti, leggermente piegato verso dx, mentre il piede dx resta indietro quasi orizzontale: ovviamente la postura dev’essere armonica e mai forzata; il risultato sarà un buon bilanciamento su entrambe le gambe, con preponderanza del peso del corpo su quella sinistra (per i mancini, tutto al contrario…).
Le canne, dopo l’imbracciatura, andranno poste sulla buca. alla base del punto dove uscirà il piattello alla chiamata; di solito vi è un segno bianco, una freccia, insomma un qualcosa che dovrebbe dare la posizione della macchina centrale delle tre che si trovano sotto la copertura catramata della fossa. Qualcuno si trova meglio a porre le canne per la chiamata subito sopra la buca medesima, nel metro o due di prato che ricomincia dopo la copertura anzidetta. Anche in questo caso sarà l’esperienza che insegnerà a ciascun Tiratore, in base ai risultati, qual è il punto di attesa migliore per il suo modo di sparare; è sempre bene comunque evitare le esasperazioni con canne puntate a terra o, peggio ancora, in cielo, in quanto non consentono di percepire bene l’uscita del bersaglio che si spera poi di “intercettare” in volo.
Al Piattello si spara con entrambi gli occhi aperti (anche se vi sono illustri eccezioni a questo assioma) e la cosa più difficile da apprendere –all’atto dell’imbracciatura e durante la chiamata- è quella di non muovere gli occhi dalla linea di mira (retta immaginaria che è un tutt’uno fra pupilla del tiratore, bindella, mirino e punto di uscita del bersaglio). Infatti, ogni movimento degli occhi una volta imbracciato, anche minimo, per poi tornare a reimpostarsi, sovverte inevitabilmente la linea di mira con conseguenze immaginabili sul risultato.
Un altro “comandamento” per il Tiratore è quello di riuscire a “stare fermo” sulla chiamata; infatti, l’ansia di colpire il piattello è tale che spesso si tende a “muoversi” all’atto della chiamata seguendo la propria voce, senza attendere il bersaglio in volo. Dal momento che tutto si gioca in pochi decimi di secondo, all’inizio è difficile accorgersi di questo difetto e ci si fanno “barche di zeri” senza riuscire a darsene una spiegazione.
Inoltre i numerosi astanti (che quando qualcuno alle prime pedane sta sparando, si improvvisano tutti “maestri”) guardano sempre il piattello e mai il Tiratore: così ad ogni zero gli diranno “Sei dietro…” oppure “Spara più lentamente…” od anche “Spari sopra” e non si cureranno minimamente di far notare al neofita che si muove ancora prima di aver chiamato il piattello oppure che “strappa” maledettamente per paura di non arrivare il bersaglio!
Qualcuno che voleva iniziare a sparare, tempo fa, ha chiesto sul “guestbook” di questo sito se sui campi di tiro vi fossero o meno degli “Istruttori”… Il problema -verrebbe da rispondere- è che ve ne sono anche troppi! Quelli che sanno a malapena tenere un fucile in mano, quando arriva in Pedana un povero cristo che ne sa un pelo meno di loro, si spacciano tutti per Lamberto CASTELLANI (forse il migliore fra gli Istruttori “veri” che abbiamo…), improvvisandosi “Maestri - Centratori - Aspiranti - Olimpionici” e dispensano improbabili consigli e suggerimenti spesso fantasiosi che hanno l’unico risultato di confondere ancora di più le idee al neofita, che sperava in qualche lume nelle sue prime e travagliate fasi di avvicinamento alla Pedana.
Comunque, coraggio: la Verità è per i pochi eletti che sapranno essere umili.
Se vi può essere di un qualche aiuto o, almeno, di consolazione pensate che, in fondo, anche chi scrive non è mai diventato “campione” di nulla

 

 

IL FUCILE A CANNA LISCIA E LA SUA MUNIZIONE

Dati i possibili scenari di caccia, in molti utilizzano il sovrapposto, la doppietta o il semiautomatico normalmente impiegati per le cacce da piuma; questa scelta può non essere penalizzante quando si tiri prevalentemente di stoccata ma ha comunque dei limiti sia in termini di sicurezza che di praticità.

Un fucile nato per il tiro a pallini ha molto raramente canne più corte di 65 centimetri, mentre la media si attesta tra cm 65 e 71; un fucile slug monta canne che vanno da 50 a 61 centimetri e con il munizionamento odierno anche le canne più corte disponibili sul mercato (48-50 centimetri) bruciano nella quasi totalità il propellente, ma se utilizzate con munizioni caricate con propellenti più lenti non consentono di erogare le prestazioni raggiungibili con canne da 55-61 e possono originare una turbolenza in volata in grado di turbare la regolare traiettoria del proiettile.

Un fucile nato per la caccia da piuma avrà per forza di cose canne strozzate. Con queste non è possibile sparare qualsiasi tipo di proiettile slug e anche quando si utilizza una palla che può passare attraverso una strozzatura senza danneggiare l’arma non è opportuno superere le ***. Impiegando strozzature * o **, in particolare su canne vecchie o in cattivo stato di conservazione, si possono correre rischi di collasso strutturale in caso di fuochi lunghi o di presenza di ostruzioni anche minime (basta una piccola foglia) nella canna. Dal punto di vista pratico è poi da sottolineare che l’eccessiva deformazione del proiettile slug porta invariabilmente a una diminuzione della precisione del tiro. Per contro, una strozzatura fino a *** di regola non peggiora più di tanto la precisione del tiro e in particolari situazioni può addirittura migliorarla.

Tutte le palle in piombo a pieno diametro del commercio (Brenneke, Gualandi, Foster) sono state studiate per essere sparate anche da canne strozzate e quindi, salvo diversa indicazione che il produttore di munizioni è tenuto ad indicare sulla confezione quale che sia il tipo di proiettile, a parte le avvertenze indicate sopra, non vi sono motivi per non usarle. Indubbiamente occorre però non esagerare perché le cartucce slug provocano sollecitazioni anormali alla canne per il fatto che il punto di massima pressione nella canna si sposta di una diecina di centimetri in avanti, ove nei fucili normali la parete della canna già si assottiglia, e per il fatto che la palla viene forzata nella strozzatura. Bisogna quindi evitare di sparare queste munizioni in vecchi fucili della cui resistenza non si sia ben sicuri. Nell’uso delle palle asciutte occorre poi ricordare che esse vengono facilmente destabilizzate e deviate da piccoli ramoscelli e che rimbalzano facilmente sul terreno od alberi, rimanendo pericolose fino a quando non perdono completamente velocità e cadono a terra (la gittata massima teorica del fucile a canna liscia arriva fino a circa 1.500 metri). Da ricordare infine che non dobbiamo mai sparare in canne strozzate i proiettili sotto calibrati, siano essi nati per il tiro con canne lisce o rigate come quelle montate su particolari fucili calibro 12 pochissimo utilizzati in Italia perché pur garantendo un certo aumento della portata effettiva perdono molto in maneggevolezza, che è la dote principale del fucile a canna liscia.

ARMI RIGATE E RELATIVE MUNIZIONI

Diversi sono i tipi disponibili di armi lunghe rigate utilizzabili nella caccia al cinghiale ma ad eccezione di qualche fucile a leva e di pochissimi express il mercato è dominato dalla carabina semiautomatica. Rapida nella ripetizione dei colpi, con minor rinculo e rilevamento a parità di cartuccia, di peso e bilanciamento adeguato, ha costi competitivi e nei modelli più recenti vanta una precisione del tiro decisamente elevata che, dove consentito, ne permette anche l’uso nella caccia di selezione. Per chi viene dal semiautomatico a pallini, almeno su alcuni modelli come la Benelli Argo, conserva distribuzione dei pesi e maneggevolezza simili a quelle del fido fucile a canna liscia.

Circa il 70% del munizionamento è costituito dal 30/06, calibro ottimale sul piano balistico e con un po’ di riserva di potenza, ottimale per l’affidabilità delle armi che la camerano, disponibile facilmente ed a prezzi competitivi in una varietà di caricamenti che è semplicemente unica. Attenzione però, nella caccia al cinghiale si può sbagliare anche col calibro 30/06. In primo luogo sono da evitare tutti i caricamenti con proiettile interamente camiciato, penetrano a fondo ma creano traumatismi poco invalidanti (a meno di non attingere organi vitali) ed hanno un’alta attitudine al rimbalzo e all’eccesso di penetrazione.

Altra cosa da evitare sono i proiettili troppo pesanti o troppo leggeri in relazione al calibro; la 30/06 viene caricata con proiettili del peso minino di 130 grani a un massimo di 220 grani. Col 30/06, il peso ottimale per il cinghiale è intorno ai 180 grani: proiettili più pesanti difettano in espansione, proiettili più leggeri creano traumatismi superficiali o, quanto meno, traumatismi che pur raggiungendo organi vitali sciupano troppa carne del selvatico.

Anche la cartuccia più efficace deve andare a bersaglio con una certa precisione e nelle armi a palla, quale che ne sia il tipo e il calibro, è indispensabile provare al poligono la combinazione arma cartuccia scelta prima di utilizzarla sul terreno di caccia. La caccia al cinghiale non richiede una precisione chirurgica e qualsiasi combinazione che a 100 metri metta 3 colpi entro un cerchio di 6-7 centimetri è più che adeguata. Ma una precisione superiore aumenta comunque la possibilità di raggiungere organi vitali in quanto non si deve sommare al possibile errore di mira quello intrinseco nella dispersione della cartuccia..

Con 30/06 e 308 Winchester, con mire azzerate a 100 metri la traiettoria è praticamente coincidente con la linea di mira sui 50 metri; su distanze inferiori (a partire dalla volata) la traiettoria sarà un poco più in alto della linea di mira per circa 3-5 centimetri; dipende dal tipo di proiettile e dalla velocità ma si tratta comunque di valori che hanno poca rilevanza ai fini pratici; comunque, se le mire sono regolabili (il che ovviamente vale sempre per quelle ottiche), un azzeramento delle stesse su distanze (dipendenti dalle situazioni di caccia) inferiori toglierà anche il minimo margine di indeterminazione sia per i tiri a bruciapelo che per quelli più meditati su portate maggiori.

Le cartucce ottimali sono quelle di calibro intorno al .30” (7,62) e agli 8 millimetri; esempi particolarmente validi sono 308 Winchester, 30.06 Springfield, 8x57. La 300 Winchester Magnum è una delle “calibro .30” più potenti in assoluto e le sue prestazioni balistiche non soffrono particolarmente nelle canne, relativamente corte delle carabine semiautomatiche e di tutti gli altri tipi di armi usati in battuta. Usata con palle intorno ai 180-200 grani è più che autorevole anche sui verri di maggior taglia ma rinculo e rilevamento sono sostenuti. E qui ci piace segnalare che la calciatura Comfortech delle Benelli Argo E garantisce una marcata riduzione di rinculo e rilevamento, tanto che munizioni come la 9,3x62 acquistano in quest’arma una nuova dimensione quanto a controllabilità e sensazione allo sparo sulla spalla del cacciatore. Oltre che in 9,3x62 la Benelli Argo,con calciatura ComforTech è disponibile pure nei calibri 30/06 Springfield, 7x64 Brenneke, 308 Winchester e 300 Winchester Magnum e per tutti questi calibri garantiscono rinculo e rilevamento marcatamente più ridotti, consentendo così di sparare più rapidamente e con meno fatica più colpi in rapida successione restando sul bersaglio.

È bene ricordare che un colpo di carabina, se sparato con canna rivolta verso l’alto con inclinazione di circa 40°, può percorrere, a seconda del calibro, da un minimo di 2.500 a un massimo di 4.000 e più metri prima che il proiettile impatti col suolo. Paragonandolo con i circa 1.500 metri di gittata massima della palla del 12, il proiettile da carabina sembra essere più pericoloso; in realtà le cose stanno in modo diverso perché se è vero che l’area di sgombero per l’arma rigata è quasi tre volte quella dell’arma liscia a palla, è altrettanto vero che la palla slug risulta più pericolosa per quanto riguarda le possibilità di rimbalzo. Un proiettile da carabina che colpisce un tronco d’albero tende a piantarsi nello stesso e rimbalzerà solo se urta la periferia del tronco con un angolo di incidenza molto ridotto; in effetti più che di un vero e proprio rimbalzo si tratta di una deviazione di traiettoria. Sempre il proiettile da carabina, se urta contro una superficie dura come la roccia tende ad affungare schiacciandosi contro l’ostacolo ed ha quindi una modesta attitudine al rimbalzo a meno che l’angolo di incidenza non sia decisamente contenuto. Una palla slug, con la sua bassa velocità, rimbalza quasi sempre, anche con angoli di incidenza accentuati, se colpisce legno o corpo duro (pietra) e se trova un ulteriore ostacolo può di nuovo rimbalzare, al punto che in situazioni particolari può continuare a rimbalzare come una pallina da ping-pong impazzita.

Un caso particolare di rimbalzo è quello sull’acqua; chiunque abbia fatto rimbalzare dei sassi “piatti” sull’acqua può visualizzare l’effetto di un proiettile che colpisca una superficie liquida con basso angolo di incidenza: il proiettile può avere un solo rimbalzo o addirittura compierne più di uno e rimane letale fino a quando non termina la sua traiettoria. È regola generale che il proiettile che rimbalza lo faccia con angolo di incidenza del tratto di traiettoria in allontanamento (rispetto al punto in cui rimbalza) di valore più o meno identico a quello dell’angolo di incidenza del tratto in avvicinamento. Questo principio vale per tutte le superfici e diventa sempre più “vero” al crescere della durezza delle stesse; con angoli di incidenza ridotti si applica anche all’acqua.

Nell’assegnare i posti ai componenti della squadra, si dovrà tenere conto oltre che del campo di tiro e delle distanze di sgombero anche della possibilità che un proiettile rimbalzi colpendo pietre, rocce, vegetazione, acqua.

ARMI & COMPORTAMENTO

La sicurezza non dipende solo dalla portata e dalla tipologia della munizione impiegata ma dallo stato dell’arma, dal numero di colpi sparati e dalla “certezza” di colpire il bersaglio. Per questo motivo, per non ferire inutilmente una preda e per “fare carniere”, è opportuno che tutte le armi dei cacciatori siano sempre attentamente controllate e provate al poligono prima della stagione di caccia. Il primo colpo sparato con una canna lubrificata può originare traiettorie diverse da quelle normalmente realizzate da un certo binomio arma cartuccia, una mira metallica regolabile o un’ottica di mira possono essere “starate” come conseguenza di un urto, per allentamento delle viti (conseguente a molti spari o a un montaggio non corretto) oppure semplicemente perché qualcuno ha “giocato” con le regolazioni della mira o le torrette dell’ottica.

Una canna parzialmente ostruita può provocare danni al tiratore e agli astanti, un percussore col canale di passaggio sporco può impedire la partenza del colpo o per converso può originare lo sparo prematuro, un gruppo presa gas non pulito può provocare il cattivo funzionamento o addirittura il non funzionamento dell’arma. Per tutti questi motivi e per molti altri, non si raccomanderà mai a sufficienza di controllare sempre lo stato dell’arma, di acquisire con la stessa una certa confidenza e di provarla regolarmente al poligono.

Di seguito le principali cause di “insuccesso” del tiro e le loro possibili cause.

Arrivo del colpo troppo basso a causa di:
luce abbagliante
vento forte contrario (vale per tiri lunghi)
aria fredda e umida
tiro troppo lungo rispetto alla taratura delle mire
mirando troppo basso
arma non perpendicolare
mirino basso nella tacca di mira
ombra nella parte superiore del cannocchiale

Arrivo del colpo troppo alto a causa di:
nebbia o scarsa luce
mirando troppo alto
mirino alto nella tacca di mira
tiro verso il basso o verso l`alto
ombra nella parte inferiore del cannocchiale

Arrivo del colpo laterale a causa di:
vento forte da sinistra o da destra (vale per tiri lunghi)
ombra destra o sinistra del cannocchiale
arma non perpendicolare
tacca di mira spostata
mirino spostato

Mancata partenza del colpo:
cartuccia vecchia o comunque mal funzionante
percussore o cane rotto
percussore corto o con canale di passaggio sporco
molla di percussione rotta o fiacca
cane non armato
sicura mal funzionante
eccesso di head-space (ad es. per camera di cartuccia troppo profonda)
otturatore non ben chiuso

Attenzione: se il colpo non parte, aspettate qualche secondo prima di abbandonare la mira e manovrare l’otturatore; le accensioni ritardate sono rare e quasi inesistenti con cartucce di fabbrica nuove e ben conservate; possono invece verificarsi con munizioni vecchie, mal caricate o mal conservate

Cura dell`arma

- Il buon funzionamento di un arma è strettamente legato alla sua corretta manutenzione

- prima dell`uso il fucile deve essere ripulito di tutte le tracce di lubrificante in eccesso, in particolare dall’anima per evitare alterazioni delle traiettorie

- anima e camera di cartuccia devono sempre essere pulite accuratamente e trattate con un velo di lubrificante

- l’arma deve sempre essere pulita non appena si rientra dalla caccia

- in caso di pioggia al rientro da una battuta deve essere immediatamente smontato e asciugato in ogni sua parte

- il gruppo presa gas deve essere regolarmente pulito

- l’arma va lubrificata specialmente quando non viene usata a breve scadenza

- anche le parti in legno devono essere trattate in modo da evitare che l`umidità possa modificarne la struttura

- le armi devono essere sistemate in luogo asciutto e a temperatura costante, possibilmente con le molle di scatto non in tensione.

Sicura e sicurezza

Tutti devono sparare solo in direzioni “sicure” e tutti devono considerate sempre cariche le armi, anche quando le abbiamo appena rimontate dopo la pulizia. Le persone uccise o ferite dalle armi “scariche” sono purtroppo una realtà e per evitare che questo accada dovremo tenere sempre ben separate armi e munizioni e caricare solo quando il capocaccia avrà dato il segnale d’inizio. Ma non basta, dovremo farci come abito mentale quello di muovere l’arma facendo sempre in modo che la volata non sia mai indirizzata verso persone o animali e dovremo inoltre abituarci a non tenere il dito sul grilletto fino a quando non siamo pronti a sparare. Queste sono regole generali di comportamento da osservare sempre… ma c’è dell’altro.
Un’arma col colpo in canna, se cade o viene scossa violentemente, può sparare anche se ha la sicura inserita. Ciò vale soprattutto per le armi di vecchia concezione (che talvolta hanno la sicura che blocca solo il grilletto e non la catena di scatto) ma può accadere pure con un fucile nuovo, soprattutto se ci sono difettosità nel gruppo di scatto/percussione, difettosità che possono essere indotte da un uso improprio e/o da carenza di manutenzione.
È assai pericoloso tenere col colpo in canna e senza sicura anche un’arma ben tenuta e sicura contro spari accidentali; troppe possono essere le cause che portano allo sparo accidentale: da un qualche cosa che “contrasta” col grilletto a una caduta da forte altezza, da un urto violento a un corpo estraneo finito nel gruppo di scatto. È quindi assolutamente da evitare la pratica di tenere l’arma carica e senza sicura mentre attendiamo l’arrivo della preda.

Le sicure sono fatte per essere disinserite velocemente, basta abituarsi a farlo e un po’ di esercizio con l’arma non guasta mai, anzi è indispensabile e riguarda oltre alle sicure anche le procedure di caricamento e scaricamento. Nella concitazione della caccia il sistema nervoso simpatico rilascia adrenalina e altri ormoni dello stress, cosa che porta al manifestarsi in vario grado di diversi fenomeni quali “visione a tunnel” focalizzata sulla preda con esclusione di tutto l’ambiente circostante, esclusione auditiva, aumento della forza abbinato a perdita della destrezza, reazioni automatiche come quelle dei cani di Pavlov. È quindi di tutte evidenza come la completa conoscenza dell’arma e l’allenamento costante (anche per quello che riguarda modalità di caricamento/scaricamento e inserimento/disinserimento della sicura) siano assolutamente indispensabili per ridurre i rischi connessi con l’attività venatoria. È altresì di tutta evidenza la necessità assoluta di essere sempre vigili e coscienti dello stato dei luoghi e delle posizioni delle persone, nonché di evitare qualsiasi “fenomeno” che possa essere di disturbo o comporti riduzione della “vigilanza”.

In definitiva, le regole da seguire sono poche: quando il fucile è carico inserite sempre la sicura; la volata non deve mai essere rivolta verso zone dove vi siano persone; il fucile si carica solo quando inizia la battuta; fate pratica col maneggio dell’arma, soprattutto con le procedure per caricarlo e scaricarlo: non sono uguali per tutti i fucili; esercitate sempre la massima vigilanza sul vostro stato, sui luoghi, sulle persone… che possono essere dove non dovrebbero.

Un ultimo avvertimento.

Un corpo estraneo nella canna (in certi casi può essere sufficiente dell’acqua) o la scelta della cartuccia di calibro “sbagliato”, possono portare a indesiderati fenomeni pirotecnici e quindi prima di sparare controllate sempre che l’anima sia libera (vale a maggior ragione se l’arma è caduta a terra), state inoltre ben attenti a non “mescolare”le cartucce perché non sono rari i casi di cartucce del 20 bloccate in canne del 12 (con collasso strutturale del tubo non appena viene sparato un colpo) né gli spari di cartucce magnum in camere standard (se accade una volta può non succedere nulla… come può invece verificarsi almeno un bel rigonfiamento della canna, se non il collasso della stessa); è infine da prestare la massima attenzione a non utilizzare calibri non corrispondenti a quelli del fucile, come può verificarsi, ad esempio, inserendo una 308 Winchester nella camera di una 270 Winchester.



ALCUNE REGOLE DA NON DIMENTICARE MAI

MANEGGIATE SEMPRE UN'ARMA COME SE FOSSE CARICA.

Non presumete mai che un'arma sia scarica. L'unico modo per assicurarsi che in un'arma non vi siano delle cartucce è quello di esaminare visivamente e al tatto l'interno della camera di cartuccia per vedere che non sia presente un colpo. L'aver estratto o l’aver svuotato il caricatore non è sufficiente a garantire che l'arma è scarica o che non può sparare. Fucili e carabine possono essere controllati effettuando cicli di funzionamento o rimuovendo tutti i colpi e poi aprendo ed ispezionando visivamente la camera di cartuccia per verificare l'eventuale presenza di colpi rimanenti.

NON PUNTATE MAI UN'ARMA, ANCHE SE SCARICA, CONTRO PERSONE, ANIMALI E COMUNQUE DIREZIONI NELLE QUALI SAREBBE PERICIOLOSO SPARARE.

Non puntate mai un'arma contro qualsiasi parte del vostro corpo o contro un'altra persona. Ciò è particolarmente importante quando si carica o si scarica l'arma. Quando si spara contro un bersaglio occorre accertarsi cosa vi sta dietro. Alcuni proiettili da carabina, se sparati con la canna inclinata verso l’alto, possono arrivare fino a 4 e più chilometri di distanza; nelle stesse condizioni una slug del 12 può percorrere anche più di 1.500 metri. Nel caso in cui il bersaglio venga mancato o trapassato, è vostra responsabilità accertarvi che il proiettile non possa causare lesioni o danni involontari a persone o cose.

ARMI DA FUOCO E MUNIZIONI DEVONO ESSERE CUSTODITE SEMPRE SEPARATE, CHIUSE A CHIAVE E AL DI FUORI DELLA PORTATA DEI BAMBINI.

È responsabilità del proprietario dell'arma fare in modo che bambini e giovani al di sotto dei 18 anni di età, od altre persone non autorizzate, non abbiano accesso ad essa. Per ridurre il rischio di incidenti che possano coinvolgere bambini, scaricate l'arma, mettetela sotto chiave e riponete le munizioni in un luogo separato, chiuso anch'esso a chiave. Occorre tener presente che i sistemi impiegati per prevenire gli incidenti quali ad esempio i lucchetti, i tappi per la camera di cartuccia, ecc, possono non impedire l'uso o l'abuso dell'arma da parte di una persona determinata a farlo. Armadi blindati d'acciaio sono più indicati per ridurre la possibilità di abuso intenzionale dell'arma da parte di bambini o di persone non autorizzate.

NON SPARATE MAI CONTRO SUPERFICI DURE O SPECCHI D'ACQUA.

Sparare contro uno specchio d'acqua o contro una roccia o altra superficie dura aumenta il rischio di rimbalzi o frammentazione del proiettile con possibilità di attingere un bersaglio non intenzionale o periferico.

SIATE CERTI DI CONOSCERE I DISPOSITIVI DI SICUREZZA DELL'ARMA CHE STATE USANDO MA RICORDATE CHE TALI DISPOSITIVI NON SOSTITUISCONO LE NORME DI SICUREZZA E DI CORRETTO MANEGGIO.

Per prevenire gli incidenti non fate mai affidamento solo sui dispositivi di sicurezza. È indispensabile conoscere ed utilizzare i dispositivi di sicurezza specifici dell'arma che state maneggiando, ma gli incidenti possono essere prevenuti nel modo migliore seguendo le procedure di maneggio in sicurezza. La prima regola da ricordare è quella di tenere il dito sempre fuori dalla guardia del grilletto fino a quando non siete pronti a sparare.

Molte sicure bloccano soltanto il grilletto e se il fucile con cartuccia in camera e cane armato cade o subisce un forte urto può sparare accidentalmente anche a sicura inserita. Ciò è più improbabile con le armi moderne mentre armi vecchie o usurate sono più soggette al rischio di spari accidentali. Questi, per urto o caduta, possono verificarsi ancora più facilmente se la sicura non è inserita. Dovendo compiere una qualche attività fisica (ad esempio saltare un fosso, attraversare una recinzione…) è buona norma scaricare il fucile. Alle poste si vedono talvolta cacciatori con fucile carico, cane armato e sicura non inserita: è una pratica potenzialmente pericolosa. Si vedono anche cacciatori in movimento con fucile pronto allo sparo: questa pratica è ancora più pericolosa, si dovrebbe sempre inserire la sicura e tenere sempre il dito fuori dalla guardia. Prima di mettere il fucile a spalla, questo deve sempre essere scaricato, la sola sicura non basta a porre al riparo da spari accidentali, non fosse altro perché può essere accidentalmente disinserita.

EFFETTUATE UN’ APPROPRIATA E PERIODICA MANUTENZIONE DELL'ARMA.

Custodite e trasportate l'arma in modo tale che lo sporco o la polvere non si accumulino nei meccanismi di funzionamento. Pulite ed oliate l'arma, seguendo le indicazioni fornite sul manuale, dopo ogni utilizzo, e comunque secondo gli intervalli indicati, per prevenire la corrosione, danni alle canne o accumulo di sporco che potrebbero impedire il corretto funzionamento dell'arma. Controllate sempre la canna e la camera di cartuccia prima di caricare l'arma per accertarvi che sia pulita e libera da eventuali ostruzioni. Sparare con un'ostruzione nella canna o nella camera può determinarne il collasso e causare lesioni a voi stessi ed alle persone vicine.

Qualora lo sparo produca un rumore anomalo, interrompete immediatamente il tiro, mettete l’arma in sicurezza e scaricatela. Verificate quindi che la camera e la canna siano libere da ostruzioni o da eventuali proiettili rimasti bloccati all’interno della canna stessa a causa di munizioni difettose od anomale.

UTILIZZATE SEMPRE MUNIZIONI APPROPRIATE.

Usate solo munizioni nuove di fabbrica, costruite secondo le specifiche CIP (Europa) e SAAMI® (U.S.A.). Assicuratevi che ogni cartuccia utilizzata sia del tipo e del calibro corretto per l'arma che state usando. Il calibro dell'arma è chiaramente impresso sulle canne dei fucili. L'uso di munizioni ricaricate può determinare facilmente eccessive pressioni e causare rottura del fondello della cartuccia o altri difetti nelle munizioni stesse che potrebbero danneggiare l'arma e causare lesioni a voi stessi ed alle persone vicine.

DURANTE IL TIRO è CONSIGLIABILE INDOSSARE SEMPRE OCCHIALI PROTETTIVI E PROTEZIONI ACUSTICHE.

L'eventualità che gas, residui di polvere da sparo o frammenti di metallo colpiscano il tiratore provocandogli dei danni è remota, ma le lesioni che questo evento potrebbe provocare sono gravi, inclusa la possibile perdita della vista. Quando spara con un'arma, il tiratore dovrebbe sempre indossare occhiali protettivi dotati di adeguata resistenza. I tappi o le cuffie antirumore riducono la possibilità di danni all'udito causati da una prolungata attività di tiro. È chiaro che non si caccia con tappi o cuffie ma un buon paio di occhiali protettivi potrebbe essere sempre indossato, tanto più che se ne trovano di adatti alle più varie condizioni di luce.

NON CARICATE MAI L’ARMA FINO A CHE NON SARETE GIUNTI IN UN LUOGO IN CUI SI POSSA E SIA SICURO SPARARE. NON EFFETTUATE MOVIMENTI BRUSCHI E PERICOLOSI CON UN'ARMA CARICA.

Aprite e vuotate sempre la camera di cartuccia dell'arma ed inserite la sicura prima di arrampicarvi sugli alberi o scendere da essi, prima di scavalcare una siepe o saltare un fosso o qualsiasi altro ostacolo. Non tirate né spingete mai un'arma carica verso voi stessi od un'altra persona. Prima di consegnare un’arma ad un’altra persona, scaricatela, ispezionate visivamente e al tatto che il caricatore, il tubo serbatoio e la camera di cartuccia siano vuoti e che l’arma sia aperta. Non prendete in consegna mai un’arma da un’altra persona se prima la stessa non è stata scaricata e controllata visivamente e al tatto per assicurarvi che sia scarica. Fatevi consegnare l’arma aperta. Non mettete mai il dito sul grilletto fino a quando non siete pronti a sparare.

PRIMA E DURANTE L’UTILIZZO DELL’ARMA NON FATE USO DI BEVANDE ALCOLICHE O MEDICINALI CHE POSSANO RIDURRE O ALTERARE LA CAPACITÀ DI GIUDIZIO ED I RIFLESSI. ESERCITATE SEMPRE LA MASSIMA VIGILANZA.

Evitate di bere alcolici prima di sparare. Se assumete medicinali che possono determinare una riduzione della capacità motoria o di giudizio, non maneggiate l'arma mentre siete sotto l'effetto di tali sostanze. A caccia spengete il cellulare e non fumate quando avete il fucile in mano. È assolutamente indispensabile essere pienamente coscienti dello stato dei luoghi, della presenza o meno di persone e della loro collocazione, del pari è irrinunciabile l’essere sempre ben presenti a sé stessi e vigili.

NON TRASPORTATE MAI UN'ARMA CARICA.

Scaricate sempre l'arma prima di caricarla a bordo di un veicolo (camera di cartuccia vuota, caricatore/serbatoio vuoto). I cacciatori devono caricare l'arma solo quando il capocaccia da il segnale di inizio battuta..

 

 

 

 

 



 

 

 

Il risultato finale dei consigli dati dopo molto allenamento con le cartucce giuste